Tutti giù per terra (storie di rifiuti)


Ah, l’America. Uot a biutiful cauntri
Maggio 16, 2008, 6:12 pm
Archiviato in: immondizie, raccolta

Leggo e rilancio: questi si sono inventati la Banca del riciclo.

Ti danno un bidone, col suo bravo codice a barre che ti identifica.

Tu ci metti l’immondizia riciclata e loro la ritirano. Pesano e ti danno dei buoni acquisto che usi nei negozi che aderiscono all’iniziativa che saranno a loro volta incoraggiati a mettere sul mercato prodotti che hanno confezioni meno ingombranti visto che più ricicli, meno spendi, meno inquini.

No comment.

A Napoli – e in genere in Italia – non è che qualcuno vorrebbe aprire una Banca del riciclo?

(danielegouthier)



Soddisfazioni elettrizzanti
Maggio 6, 2008, 3:16 pm
Archiviato in: consumo, famiglia

Da mercoledì 30 aprile, la nostra casa finalmente è dotata di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica.

Abbiamo firmato con l’Enel un contratto del tipo “conto energia”. Vuol dire che abbiamo due contatori. Il primo misura quanto produciamo e tutta la produzione ci viene pagata 49 centesimi di euro al kilowatt. Il secondo misura la differenza tra quanto consumiamo e quanto produciamo. Se consumiamo in eccesso, paghiamo quell’energia 17 centesimi di euro al kilowatt. Se produciamo in eccesso, il di più ci viene tenuto da parte per tre anni.

Una famiglia che ha dei risparmi da parte (non pochissimi, in realtà) o che ha la possibilità di fare un mutuo, può vedere l’impianto fotovoltaico come una forma di gestione del risparmio sul medio-lungo periodo.

Sul breve periodo si abbattono le bollette dell’elettricità e sul contatore si legge momento per momento quanta anidride carbonica si risparmia all’atmosfera.

Un minuscolo contributo per sporcare meno il mondo.

Noi ne siamo contenti.

(danielegouthier)



Tore, Lella e la raccolta differenziata
Aprile 23, 2008, 8:59 am
Archiviato in: educazione | Tag: , ,

La Provincia di Oristano sensibilizza sulla raccolta differenziata e sulla riduzione dei rifiuti nelle scuole, ha un suo autobus dotato di un video e pannelli illustrativi e ora rilascia sul web una serie di videogame che si possono scaricare gratuitamente da qui.

Li ha realizzarla Polgames, software house della Provincia, specializzata in videogame – e a me già piace che una provincia abbia una software house cha fa videogame!

I protagonisti dei giochi, Tore e Lella, raccolgono rifiuti e li differenziano muovendosi per Oristano e dintorni. In un altro hanno un quasi Tetris dove lo scopo è riciclare … e così via, il tutto ambientato tra foto di natura e paesaggi che rendono evidente come i comportamenti sbagliati violano tanta bellezza.

Giocare, linkare e diffondere, please.

(danielegouthier)



Dai diamanti non nasce niente, dai metalli nascono i fior…
Aprile 17, 2008, 6:53 pm
Archiviato in: riuso | Tag: ,

Chi conosce la pericolosità dei metalli pesanti e le enormi difficoltà che si incontrano quando si intende procedere alla bonifica di un terreno contaminato comprende l’enorme importanza di iniziative come quella che è stata appena appena annunciata a Cagliari.

I metalli pesanti, come il cadmio, il piombo e il mercurio sono sostanze inquinanti spesso presenti nell’aria come risultato di diversi tipi di attività industriale. Anche quando la loro concentrazione nell’atmosfera è bassa, si possono accumulare nel terreno entrando nella catena alimentare (sia via terra che via acqua). All’esposizione ai metalli pesanti sono associati molteplici effetti sulla salute, con diversi gradi di gravità e condizioni: problemi ai reni e alle ossa, disordini neurocomportamentali e dello sviluppo, etc. [Fonte: Istituto superiore di sanità, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, 10 aprile 2008]

Lo spin-off dell’Università di Cagliari I.M. Innovative Materials Srl la scorsa settimana ha depositato un brevetto nazionale dal titolo: “Procedimento per l’immobilizzazione di metalli pesanti presenti in suoli naturali, residui e scarti di lavorazione”. Si tratta di un procedimento di immobilizzazione dei metalli pesanti presenti in suoli naturali basato sull’applicazione di trattamenti meccanici. Il procedimento di immobilizzazione è applicabile a residui e scarti di lavorazione contenenti metalli pesanti. Le applicazioni pratiche del brevetto depositato riguardano il possibile disinquinamento di siti minerari dismessi e l’immobilizzazione di metalli pesanti contenuti ad esempio negli scarti degli impianti di incenerimento. La società I.M. Srl, costituita nel febbraio 2007 con lo scopo di svolgere attività di ricerca, di sperimentazione, ideazione, sintesi, produzione, realizzazione, trasformazione, impiego, e commercializzazione, nel settore pubblico e in quello privato, di materiali di qualunque tipo e dimensione a carattere innovativo per settori dell’aeronautica, dell’aerospazio, dei trasporti, dell’energia e delle infrastrutture, collabora attivamente per lo sviluppo delle proprie attività con il Dipartimento di Ingegneria Chimica e Materiali dell’ Università di Cagliari, il Centro Interdipartimentale di Ingegneria e Scienze Ambientali dell’Università di Cagliari, il CRS4 Programma Ambiente ed Energia, il Laboratorio di Cagliari del Consorzio Interuniversitario Nazionale “La Chimica per l’Ambiente”, il Centro Lince del Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e la Tecnologia dei Materiali e l’unità di Cagliari del Dipartimento Energia e Trasporti del Consiglio Nazionale delle Ricerche. [Fonte: Ufficio Stampa Università di Cagliari, 17 aprile 2008]



Basso consumo e alto rischio.
Aprile 15, 2008, 2:26 pm
Archiviato in: raccolta | Tag: ,

Le lampade a basso consumo sono favolose: rispetto alle tradizionali luci a incandescenza durano circa 8 volte di più e consumano fino all’80% in meno. Ma c’è un ma: contengono mercurio. E il rilascio di mercurio nell’ambiente causa seri problemi. Per non parlare dei pericoli per l’organismo (fonte: Ministero della Salute). A questo proposito l’Epa, l’organismo federale statunitense per l’ambiente, detta undici regole, in caso di rottura di una lampadina a basso consumo: areare il locale, raccogliere i frammenti con il nastro adesivo, sigillare i sacchetti. Per lo smaltimento, l’agenzia ha invitato i singoli stati a dotarsi di norme proprie, che prevedano però una gestione separata rispetto ai rifiuti normali.

Allora che fare? L’unico suggerimento proviene dai produttori di strumenti di illuminazione, riuniti nel Consorzio Ecolamp, i quali suggeriscono di consegnare i bulbi ai Comuni che dovranno dotarsi di appositi contenutori. Qualcuno li ha mai visti? Segnalateceli!

Approfondimenti:

Andrea Mameli, Cagliari 15 aprile 2008




Non solo rifiuti e nuovi silenzi mediatici.
Aprile 2, 2008, 1:50 am
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Sostanze altamente inquinanti o esseri indesiderati e portatori di malattie non proliferano solo tra i rifiuti. Numerosi microbi alimentari sono ospiti di animali sani, frutta e verdura fresca possono essere contaminate se irrigate o lavate con acqua venuta a contatto con letame animale o rifiuti umani, alcuni ceppi di Salmonella possono infettare le galline fino a contaminarne le uova prima della formazione del guscio. Cozze, ostriche e altri frutti di mare possono veicolare batteri Vibrio. Altri microbi possono intrufolarsi nel processo di trasformazione degli alimenti, per esempio tramite mani non lavate (è il caso dei virus dell’epatite A e del virus Norwalk e dei batteri della Shigella). In cucina per il passaggio tra alimenti può bastera un coltello e il cibo cotto può venire contaminato se entra a contatto con cibi crudi. In seguito alla contaminazione per causare malattie alimentari i batteri si devono riprodurre: in condizioni di caldo e umidità la moltiplicazione può portare a popolazioni numerorissime. L’unica difesa, capace di bloccare la moltiplicazione batterica, sarebbe la refrigerazione immediata.

Tuttavia esiste qualche eccezione: ad esempio i batteri Listeria monocytogenes sono in grado di moltiplicarsi anche a temperature molto basse. Non a caso questo ceppo è all’origine della cosiddetta malattia del frigorifero o Listeriosi. La presenza di Listeria monocytogeness nei banchi frigoriferi dei negozi di gastronomia viene anzi considerata condizione quasi “fisiologica”, perché si rintraccia facilemente nei derivati del latte, come ad esempio nellla crosta di gorgonzola.

Ma sabato 29 marzo al Ministero dell’Agricoltura francese la presenza di Listeria su una partita di ricotta salata italiana (marchiata IT 03/180 CE) non è sembrato così fisiologico e la frontiera si è chiusa per questo prodotto italiano. A quanto pare la segnalazione è partita dalla Germania: Deux contrôles effectués en Allemagne sur ce fromage italien de la marque “Ricotta Salata” fabriqué par la société Pieve San Giacomo.

Una nota del Ministero transalpino invita coloro che avessero consumato ricotta salata a non sottovalutare i possibili sintomi della Listeriosi (febbre e mal di testa) con particolare attenzione alle donne in gravidanza, agli immunodepressi e agli anziani: “Ces symptômes peuvent évoquer une listériose, maladie qui peut être grave et dont le délais d’incubation peut aller jusqu’à huit semaines”.

Ora, questo quadro sarà pure limitato a qualche partita destinata all’esportazione, d’accordo, ma non vi sembra comunque un dato allarmante? E allora siamo costretti a ripeterci: come nel caso delle scorie nucleari italiane destinate allo Utah (a proposito, nessuna novità dalla stampa italiana?) la notizia va ricercata nell’assenza di notizia… Tranne qualche rara eccezione e sparuti lanci d’agenzia il silenzio mediatico è forte. Quasi quanto la Listeria…

Andrea Mameli, Cagliari, 2 aprile 2008

Dall’istèria all’isterìa il passo è breve (sarà per questo che la stampa tace?)



Netturbino a Napoli
Marzo 27, 2008, 5:51 pm
Archiviato in: raccolta, spazi pubblici

Mattina di Pasqua a Napoli.

Via dei Tribunali. Piove. Piove. Piove. Come nel resto d’Italia, credo.

C’è un portico e sotto il portico un netturbino napoletano con pettorina arancione fosforescente appoggiato a una scopa verde acida. Il suo bidone con le ruote è fermo poco più in là.

E il netturbino legge, assorto e compreso.

Non è una brutta immagine e per di più ci racconta molto: del fatto che lavorano anche a Pasqua, che hanno un livello culturale almeno medio alto (leggono!), che lavorare stanca e che c’è poca consapevolezza - anche oggi - che quello è un lavoro da fare a testa alta e indefessamente, per non lasciare spazio a polemiche, critiche e accuse generalizzate.

Ma questi pensieri mi sono venuti dopo. Lì sotto la pioggia mi son detto che era proprio una bella scenetta, molto “napoletana” e molto moderna.



La stampa perde le scorie.
Marzo 4, 2008, 1:12 am
Archiviato in: politica | Tag: , , , , ,

Rifiuti misti, scorie nucleari, questioni energetiche: tutti temi che la stampa italiana cura a ondate. A quanto pare in mancanza di eventi catastrofici (o presunti tali) e soprattutto in assenza di cortocircuiti informativi politica-tv i nostri grandi giornali si mantengono sempre sotto il livello di galleggiamento. E pensare che nello stato nordamericano dello Utah (dove un tempo era Far West) oggi c’è una comunità civile in fermento per via di un bel pacco di scorie radioattive in partenza dall’Italia. Avete capito bene: rifiuti nucleari italiani destinati agli Usa.

Giornali locali, come The Salt Lake Tribune, titolano Utahns organizing opposition to Italian nuclear waste plan. Associazioni ambientaliste (The Healthy Environment Alliance of Utah) lanciano chiari appelli: Say “No, Grazie!” to Italian nuclear waste

Come non pensare, dunque, che la causa del silenzio italico non risieda nella terribile sindrome del Non in my backyard (Non nel mio cortile)? Come non immaginare che tacere può essere il modo più semplice per evitare di affrontare argomenti spinosi, come quello dell’energia nucleare (che puntualmente, a ogni consultazione elettorale, riaffiora in maniera scomposta e assai poco razionale, da una parte e dall’altra)?

I fatti sono questi. L’Italia, 20 anni dopo il referendum, ha ancora 58000 m³ di scorie nucleari così distribuite: 50.000 metri cubi di rifiuti radioattivi di prima e seconda categoria e 8.000 metri cubi dirifiuti radioattivi di terza categoria (fonte: Audizione del generale Carlo Jean alla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, 23 febbraio 2003). Di questi 36000 m³, pari a 20000 tonnellate, sono destinati allo Utah. Il blog italiano Ecoalfabeta descrive il viaggio che questo pacco radioattivo dovrebbe compiere da una parte all’altra del pianeta: 13 mila km in nave, fino alla Lousiana, poi 500 km in treno fino all’impianto di trattamento delle scorie di Bear Creek (Tennesse) e infine altri 2200 km in treno fino alla discarica di Clive (Utah). Ogni giorno i siti dei giornali Usa ci regalano qualche novità. Solo i nostri tacciono. Resteranno muti fino alla fine?

Andrea Mameli, Cagliari, 4 marzo 2008.



Vigilanti ecologici a Mumbai
Febbraio 26, 2008, 1:00 pm
Archiviato in: immondizie, politica, spazi pubblici

mumbai-gateway.jpgL’India è spesso un paese sorprendente, almeno per me. Sono stato a Delhi e Mumbai e nient’altro. In entrambe le città ho visto rifiuti ovunque e mi è stato detto che gran parte del problema viene risolto dai poveri che raccolgono chi le lattine, chi la carte, chi la plastica … e le vendono a microsocietà che ne fanno uso e riuso. Spontaneo e caotico ma comunque in qualche modo funzionante – dico in qualche modo perché questa politica non evita enormi quantità d’immondizie un po’ ovunque. Era il 1999.

Oggi mi capita di sentire a Radio Rai 1, che la città di Mumbai – dicesi 23 milioni di abitanti – ha istituito la figura di un apposito vigilante che multa chi disperde immondizia: dallo sputo alla cartaccia, alla carcassa di automobile o di animale. Le indicazioni? Inflessibilità nelle zone finanziarie e internazionali della città; educazione in quelle poverissime dove i cittadini vanno guidati verso comportamenti più economici ed ecologici, senza vessarli.

Obiettivo: avere un vigilante ecologico ogni 500 abitanti nel 2010.

Motivazioni: 1) non si può andare avanti così; 2) gestire bene i rifiuti conviene.

A me viene il suggerimento di osservare come va e poi se è il caso di importare in Italia una buona pratica.

(danielegouthier)



Cucine solari: dalle parole ai fatti.
Febbraio 12, 2008, 11:01 am
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Hai voglia di parlare di ridurre i consumi e limitare le emissioni di anidride carbonica. Se non si compiono azioni concrete non si andrà lontano. E le azioni concrete non sono solo quelle decise dai governi. A volte si può contribuire nel proprio piccolo. Della raccolta differenziata abbiamo parlato più volte. Oggi affrontiamo un altro tema: cucinare con il sole. Un sistema economico, pulito e divertente per ottenere dalla luce della nostra stella quello che solitamente facciamo con gas, elettricità, legna e carbone. Avete capito bene: usare il sole per cuocere i cibi. Ecco qualche semplice e concretissimo esempio: Build a solar hot dog cooker (come costruire un piccolo barbecue solare in quattro mosse) , Build a Solar Powered Parabolic Cooker! (una proposta di facilissima realizzazione). E la voce di Wikipedia anche la diffusione di questi sistemi: Solar cooker.

Buon appetito! Andrea Mameli, Cagliari, 12 febbraio 2008.