Non so se ve l’ho già detto, ma dopo l’estate mia moglie e io ci siamo dati un compito: ogni settimana si riordina da cima a fondo una stanza di casa. Come dicevo in famiglia siamo sette, le stanze vanno in proporzione, e così questa è una vera e propria campagna d’autunno, dal sapore vagamente quinquennale. (Cinque anni fa c’era stato un trasloco).
Potete immaginare che una simile campagna generi una certa dose quantità di rifiuti. Ed è così. Di ogni cosa passa per le mani ci chiediamo: ci serve? lo conserviamo comunque? serve a qualcun altro? lo regaliamo? lo buttiamo?
Oggi prima di pranzo, sono andato assieme a 5-anni a portare via letteralmente una carriola di vestiti-stracci-stoffe in stato dignitoso ma a nostro parere inutili – per noi – e che speriamo utilizzabili da altri. In queste zone, la meta è un cassonetto giallo della Caritas spesso pieno.
Perché è pieno?
Perché è un’associazione di volontariato che fa quello che riesce e raccoglie quando può.
Perché non ha così tante richieste di stracci vecchi.
Perché siamo in tanti a liberarci di stracci vecchi, avendo un flusso di vestiario in entrata veramente eccessivo.
Ovviamente non ho la risposta. Sarà un giusto equilibrio tra questo, quello e quell’altro. In ogni caso quando vado a lasciare là vestiti-stracci-stoffe, mi chiedo sempre se è la loro giusta fine o se non era meglio farli circolare ancora passandogli agli amici e agli amici-degli-amici e agli amici-degli-amici-degli-amici. Insomma, sono tornato a casa con 5-anni che se la godeva in carriola ma con un minimo di insoddisfazione per il gesto compiuto.
(danielegouthier)
3 Commenti finora
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Ottima domanda.
Commento di Alessandra Ottobre 20, 2007 @ 7:40 pmNoi l’abbiamo sempre risolta così: (è una tradizione di famiglia e lo facciamo da qualche generazione, io stessa sono cresciuta con gli indumenti delle mie cugine passati di generazione in generazione).
La robina dei bambini ce la passiamo tra parenti oppure la “giriamo” a persone che hanno la pazienza di smistare e anonimamente la distribuiscono a famiglie che non si rivolgerebbero alla Caritas. Anche questo è un modo per bilanciare il giro. Forse…
Certamente. Facciamo così anche noi. Con quattro figli, stiamo cominciando solo ora ogni tanto a comprare del vestiario per 13-anni – il più grande. Altrimenti siamo stati fortunatissimi dal riusare in massa ciò che ci viene da cugini-amici-conoscenti. Ed è bene.
Commento di danielegouthier Ottobre 21, 2007 @ 12:24 pmIl problema è che a un certo punto le cose escono dal giro. E trovo bellissimo che da voi ci siano persone “che hanno la pazienza di smistare e anonimamente la distribuiscono a famiglie che non si rivolgerebbero alla Caritas” ma non è così facile trovarne di queste persone. Sai se esistano delle “reti” anche informali?
Anyway, grazie per lo spunto.
Ciao,
Commento di Alessandra Dicembre 15, 2007 @ 12:02 amscusami, leggo soltanto ora il tuo commento.
Rispondo alla tua domanda: lo facciamo tra di noi e una nostra parente si accolla il riciclo a persone da lei conosciute.
Non so dirti se esistano circuiti informali che lo fanno.
Però è possibile andare a bussare presso qualche istituto religioso e chiedere se loro se ne occupano… Qui da noi ce ne sono ed accolgono volentieri.