Tutti giù per terra (storie di rifiuti)


Nucleare? Parliamone!
Giugno 11, 2008, 12:32 pm
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Premetto che non sono contrario al nucleare per principio. Ma dato che sono portato a fare sempre i conti con i numeri, evitando atteggiamenti talebani, intendo rilevare alcune incongruenze. Intanto non mi sembra corretto confrontare il nucleare alle rinnovabili senza tenere conto dei costi per l’approvigionamento della materia prima. Con le fonti fossili (uranio, carbone, gas e derivati del petrolio) la produzione del carburante si separa dal suo utilizzo, per questa ragione spesso si dimentica di calcolare i costi relativi all’estrazione e al trasporto, cui nel caso in questione si devono aggiungere i costi relativi alle misure di sicurezza per il trasporto stesso, senza parlare di quelli attinenti le operazioni di trasformazione per produrre l’ossido di uranio. Parlando di prezzi, poi, non dimentichiamo che, dal 1998 a oggi, il prezzo dell’ uranio è passato da 10 a 140 dollari per libbra (Fonte: Uranium Historical Price Graphs).

Scrive bene Sergio Zabot (I costi ambientali dell’atomo, 4 febbraio 2008, blog qualenergia.it):”se un gran numero di centrali fosse costruito per soddisfare la crescente domanda di elettricità, le riserve conosciute di minerale con alte concentrazioni di uranio (High-grade ores, con contenuto di uranio maggiore dello 0,1%) si esaurirebbero rapidamente, lasciando enormi riserve di minerale a bassa concentrazione (Low-grade ores con meno dello 0,1% di uranio), per la maggior parte delle quali occorrerebbe più energia per utilizzarle di quanto se ne ricaverebbe dai reattori.”

Poi sento dire che in Italia le centrali nucleari servirebbero a sostituire il petrolio come fonte di energia elettica. Strano: nel nostro Paese la quota di energia elettrica prodotta bruciando derivati dal petrolio (valori provvisori 2007, Fonte: TERNA) è sotto il 7%. Perché impegnarsi nella costruzione di centrali costose, problematiche dal punto di vista sociale, e impegnative per quel che concerne la sicurezza e lo smaltimento delle scorie, solo per il 7%. C’è qualcosa che non quadra.

E le emissioni di CO2? Scrive ancora Zabot: “In realtà, contabilizzando correttamente tutta la CO2 emessa nei vari processi di lavorazione, una centrale nucleare alimentata da minerale “High-grade” emette tra un quarto e un terzo della CO2 prodotta da un ciclo combinato a gas. Ma questa fortuna dura solo fino a quando durano i minerali ricchi di uranio. Poi il ricorso a minerali meno ricchi di uranio porterebbero all’emissione di quantità di CO2 maggiori di quella degli impianti a gas.”

Vogliamo parlare dei costi? Allora facciamo seriamente, tenendo conto di tutti i fattori. A proposito, il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, il 5 giugno ha dichiarato all’ADNKronos: “pensiamo anche che si debba investire nelle rinnovabili, ma sappiamo che con i sistemi che si adottano oggi facendo il massimo dello sforzo riusciremmo a coprire a stento il 10% del fabbisogno nazionale.”

Ora, capisco che si possano fare dichiarazioni a caldo (il Ministro parlava subito dopo l’allarme per l’incidente alla centrale nucleare di Krsko, in Slovenia) ma i numeri sono numeri. Intanto le rinnovabili, oggi, producono il 16% dell’energia elettrica (valori provvisori 2007, Fonte: TERNA). In secondo luogo, vorrei proprio capire cosa intende il Ministro quando afferma “facendo il massimo dello sforzo”. Ho motivo di credere che lo sforzo non sarà massimo, dato che una parte (comprese le minori entrate derivanti dagli incentivi di cui ha parlato il ministro Scajola: «Ci saranno grandi benefici per i cittadini che avranno il disturbo psicologico di ospitare un impianto nucleare: dovranno pagare molto meno e avere bollette più leggere») dovrà necessariamente essere assorbita dal proclamato ritorno al nucleare. Sono convinto che con il massimo dello sforzo, ma davvero il massimo, si arriverebbe a percentuali molto ma molto più alte. “Una massiccia conversione degli impianti a carbone. petrolio, gas naturale e nucleare in impianti a energia solare potrebbe fornire il 69 per cento dell’elettricità e il 35 per cento dell’energia degliStati Uniti entro il 2050.” Il grande piano solare, Le Scienze, marzo 2008.

Che lo sforzo sia con voi!

Andrea Mameli, Cagliari, 11 giugno 2008

Per approfondire:



- 2 Kg di rifiuti alla settimana: Vademecum Coldiretti.
Maggio 26, 2008, 4:46 pm
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La lista di consigli per ridurre i rifiuti - Coldiretti, 5 marzo 2008 - non è per nulla impegnativa. Si tratta però di modificare abitudini e automatismi della spesa. L’apporto del singolo (calcolato in 2 Kg alla settimana) sembra irrisorio, ma come sappiamo questi numeri crescono, e di molto, se applicati su larga scala. E perché la Coldiretti? Semplice: il settore agroalimentare, con oltre i 2/3 del totale, è il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio. E la causa risiede anche nelle strategie di marketing che puntano sulle confezioni per favorire le vendite.

Ecco alcuni consigli: scegliendo legumi al mercato, invece che in scatola, la pattumiera si alleggerisce di 220 grammi di metallo (per 4 scatole); l’insalata fresca permette di fare a meno di 80 grammi di plastica; sugo e ragù fatti in casa consentono un risparmio di vetro e cartone di mezzo kg in tutto; l’uso di acqua del rubinetto farebbe risparmiare 500 grammi di plastica.

I 5 punti del Vademecum Coldiretti:

  • Scegli alimenti freschi (frutta, verdura, carne, formaggi) invece di quelli confezionati, magari acquistandoli direttamente dai produttori agricoli.
  • Utilizza borse per la spesa fatte con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale (bio shoppers) o di tela invece di quelle in plastica.
  • Bevi acqua dal rubinetto invece di acquistare acqua minerale, evitando di dover buttare le bottiglie di plastica.
  • Non acquistare i prodotti usa e getta come bicchieri e piatti, a meno che non siano fatti di materiale biodegradabile.
  • Acquista prodotti in confezioni riciclabili o riciclate.
  • Scegli confezioni famiglia invece di quelle monodose.
  • Acquista latte dai distributori alla spina e vino e olio direttamente dal produttore, che ti consentono di riutilizzare le bottiglie evitando di produrre rifiuti.

Andrea Mameli, Cagliari, 26 maggio 2008.



Soddisfazioni elettrizzanti
Maggio 6, 2008, 3:16 pm
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Da mercoledì 30 aprile, la nostra casa finalmente è dotata di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica.

Abbiamo firmato con l’Enel un contratto del tipo “conto energia”. Vuol dire che abbiamo due contatori. Il primo misura quanto produciamo e tutta la produzione ci viene pagata 49 centesimi di euro al kilowatt. Il secondo misura la differenza tra quanto consumiamo e quanto produciamo. Se consumiamo in eccesso, paghiamo quell’energia 17 centesimi di euro al kilowatt. Se produciamo in eccesso, il di più ci viene tenuto da parte per tre anni.

Una famiglia che ha dei risparmi da parte (non pochissimi, in realtà) o che ha la possibilità di fare un mutuo, può vedere l’impianto fotovoltaico come una forma di gestione del risparmio sul medio-lungo periodo.

Sul breve periodo si abbattono le bollette dell’elettricità e sul contatore si legge momento per momento quanta anidride carbonica si risparmia all’atmosfera.

Un minuscolo contributo per sporcare meno il mondo.

Noi ne siamo contenti.

(danielegouthier)



Cucine solari: dalle parole ai fatti.
Febbraio 12, 2008, 11:01 am
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Hai voglia di parlare di ridurre i consumi e limitare le emissioni di anidride carbonica. Se non si compiono azioni concrete non si andrà lontano. E le azioni concrete non sono solo quelle decise dai governi. A volte si può contribuire nel proprio piccolo. Della raccolta differenziata abbiamo parlato più volte. Oggi affrontiamo un altro tema: cucinare con il sole. Un sistema economico, pulito e divertente per ottenere dalla luce della nostra stella quello che solitamente facciamo con gas, elettricità, legna e carbone. Avete capito bene: usare il sole per cuocere i cibi. Ecco qualche semplice e concretissimo esempio: Build a solar hot dog cooker (come costruire un piccolo barbecue solare in quattro mosse) , Build a Solar Powered Parabolic Cooker! (una proposta di facilissima realizzazione). E la voce di Wikipedia anche la diffusione di questi sistemi: Solar cooker.

Buon appetito! Andrea Mameli, Cagliari, 12 febbraio 2008.



Comprate l’usa e getta biodegradabile
Gennaio 6, 2008, 6:19 pm
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E adesso la pubblicità, come cantava quel tale.

Quibio è il primo e-negozio di prodotti usa e getta biodegradabili e compostabili al 100%.

Sta in Sardegna ma fa consegne in 48 ore gratuite su tutto il territorio nazionale, non male, vero?

Posate, piatti, bicchieri, tovaglioli, ma anche pannolini, giocattoli, teli, sacchetti, imballaggi e cancelleria.

Da provare, anche perché i prezzi non sembrano alti.

(danielegouthier)



Vivere semplice, vivere sano.
Dicembre 13, 2007, 4:49 pm
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Andrea e Sabrina sono giovani genitori. Vivono in un appartamento a Roma e lavorano in campo informatico. Fin qui nulla di speciale. Ma Andrea e Sabrina hanno scelto di adottare alcuni comportamenti che non sono affatto diffusi. E questo rende la loro famiglia davvero speciale. La loro esperienza diventa visibile grazie a un sito (Vivere Semplice) che racconta la loro vita e le loro scelte. Iniziamo dai giocattoli. Per i figli (Lorenzopedro e Zeno, di 4 e 2 anni) ecco che i nostri amici iniziano a distinguersi dalla folla: li costruiscono con le loro mani, utilizzando in gran parte materiali di riciclo. In questo modo i bambini attribuiscono ai giocattoli un valore diverso. Su questo tema segnalo l’articolo Perché i bambini vanno pazzi per i gormiti. Capitolo alimentazione: qui niente merendine preconfezionate e quando possibile il pane si fa in casa. Un articolo spiega: Perché mangiamo biologico. E la Tv? Niente ovviamente. Solo dvd scelti da vedere al computer.

Uno degli slogan amati dai nostri amici è Vivere semplice e spregiudicato, dove (come loro stessi spiegano nel sito) per spregiudicato si intende persona che tenta di operare in assenza di pregiudizi.non giudicare, non farsi influenzare dai luoghi comuni, da cosa pensano gli altri, ma anche lasciare che sia, “arrendersi” nel senso di essere flessibili, inflettersi per ogni verso senza spezzarsi, e anche accettare tutto ciò che arriva con animo ben disposto, essere liquidi, sapersi adattare al cambiamento e alle diversità, non essere rigidi, saper passare la palla, delegare, smettere di giudicare ciò che è giusto e sbagliato. E anche, in senso più esteso, non accanirsi contro.

Io non amo attribuire etichette alle persone, ma a volte accostare delle parole a dei comportamenti aiuta a capire. Per questo l’esperienza di vita di Andrea e Sabrina potrebbe essere ricondotta al termine downshifting. Andrea Fannini spiega che questa parola fu coniata nel 1994 dal Trends Research Institute “per indicare il fenomeno di quelle donne e di quegli uomini che rinunciavano parzialmente (o totalmente) alla propria carriera lavorativa, al successo, al denaro, per avere in cambio maggiore tempo a disposizione da dedicare ai propri interessi privati familiari. Per il New Oxford Dictionary significa “scambiare una carriera economicamente soddisfacente ma stressante con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante dal punto di vista personale”. Più in generale si definisce una persona downshifter quella che adotta un modo di vivere poco frenetico, più rilassato, maggiormente rivolto alla sfera degli interessi personali.”

Il sito Vivere semplice ha vinto il 5° premio per i contenuti digitali nella sezione e-learning dell’ Electronic Content Award Italy 2007.

Andrea Mameli, foresta di Pixinamanna, Pula (Cagliari).



Catastrofi del clima in scena a Cagliari.
Novembre 9, 2007, 8:45 pm
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Cataprisma è il nome della nuova produzione della compagnia di teatro danza Tascusì in programma a Cagliari domenica 11 novembre 2007 (Teatro La Vetreria, ore 21). Cataprisma indaga le implicazioni del cambiamento climatico sulla superficie terrestre così come nel più profondo animo delle persone. Una scacchiera irregolare e il gioco di due pedine intercambiabili nei ruoli mettono in evidenza gli effetti catastrofici che il gioco di potere produce sul nostro pianeta. Da un lato dobbiamo tutto alla scienza e alla tecnologia, dall’altro siamo schiavi del progresso e del consumo. Non riusciamo più a distinguere tra un reality show e una notizia del tg. Ma il nostro cuore batte ancora, e batte così forte tanto che ancora riusciamo ad immedesimarci nella vita di chi è stato colpito da una catastrofe naturale. O forse, forte è soltanto la paura di dover subire noi stessi, prima o poi, quella stessa catastrofe. Il risveglio consiste nel capire che è nel nostro piccolo mondo che possiamo fare tanto per il nostro pianeta. Lo spettacolo sarà preceduto da un aperivo scientifico: “Energie Rinno vabili altamente digeribili” a cura del CRS4 e del Dipartimento di Fisica dell’Università di Cagliari.
La collaborazione artistica tra Rossana Luisetti (danzatrice e coreografa professionista formata all’Accademia Nazionale di Danza di Roma) e Roberto Tadeu De Azevedo (coreografo e danzatore Brasiliano, già solista della Compagnia di Micha Van Hoecke), ha portato la compagnia Tascusì alla realizzazione della quarta produzione in sei anni di lavoro di ricerca. In particolare con Capabilities nel 2004 Luisetti e De Azevedo hanno portato in scena i rifiuti: per l’occasione i due coreografi ballerini hanno allestito una parete di bottiglie di plastica, a simboleggiare la separazione tra le categorie umane. Quella separazione indagata da Amartya Sen, Nobel per l’Economia nel 1998: “Nella misura in cui il Functioning esprime il benessere, le Capabilities rappresentano la libertà individuale di raggiungere il benessere”.

Ulteriori informazioni: blog tascusi.blogspot.com

Lo spettacolo sarà replicato il 19 novembre nell’ambito delle attività divulgative promosse dal comitato Scienza Società Scienza.

andreamameli, cagliari 9 novembre 2007



Le salvi chi può
Ottobre 9, 2007, 11:31 pm
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Aprirà a Roma la prima mostra di sensibilizzazione mai realizzata in Italiasul tema del corretto utilizzo di legno, carta e derivati: Le salvi chi può.

La distruzione delle ultime grandi foreste primarie procede, a ritmi sempre più preoccupanti, anche grazie alla mancanza di consapevolezza tanto degli adulti che delle nuove generazioni: non tutti sanno che grandi quantità di legno (più o meno pregiato) destinate ai mercati dei Paesi del Primo Mondo vengono sottratte a ecosistemi che, spesso, non riusciranno neppure a rigenerarsi. Le conseguenze di tanta devastazione hanno ricadute drammatiche, come la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici da cui dipende la sopravvivenza di tutte le specie animali e vegetali, ma anche pesanti ripercussioni sulle popolazioni indigene.

Il progetto della mostra, da un’idea dell’Associazione Melacotogna, nasce in collaborazione con Greenpeace, Gruppo FSC-Italia (Forest Stewardship Council) e il Comune di Roma. La mostra si svolgerà nella Capitale dal 25 al 29 ottobre 2007, in pieno centro città, all’interno della suggestiva Arancera dell’Assessorato alle Politiche ambientali e Agricole del Comune di Roma.

Durante il percorso, i ragazzi saranno dapprima immersi in una foresta tropicale ricostruita all’interno della serra (con uno spazio dedicato alle popolazioni indigene che vivono in equilibrio con il proprio habitat), per poi passare in un’area ricca di pannelli con foto sulle diverse foreste del mondo. Nell’ambiente successivo, si troveranno in una desolante ricostruzione di una foresta distrutta (con video proiezioni) per arrivare infine a individuare quali siano i comportamenti corretti da mettere in atto per garantire la sopravvivenza delle foreste primarie.

Lo scopo è di far comprendere come ciascuno possa contribuire attivamente ogni giorno alla corretta gestione e alla salvaguardia delle foreste, attraverso piccoli ma significativi gesti quotidiani. Come, ad esempio, la scelta di materiali prodotti nel rispetto di criteri ambientali, sociali ed economici.

Tutto questo viene prima dei rifiuti, molto prima. Ma il discorso è lo stesso, eccome!

Info: Le salvi chi può resterà aperta dal 26 al 29 ottobre 2007
presso l’Arancera dell’Assessorato alle Politiche Ambientali ed Agricole
del Comune di Roma - Servizio Giardini
Via di Valle delle Camene, 11 - Roma
Orari: dalle 10 alle 18 - INGRESSO LIBERO

Per visite guidate: Associazione Praticamente
Sara Ponzi: cell. 335 6879737 - info@acpraticamente.it

(danielegouthier)



Quelli che rifiutano
Settembre 22, 2007, 3:37 pm
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Si parte! Naturalmente con le presentazioni, perché in questo blog i personaggi hanno la loro importanza.

Parleremo di rifiuti: fatti, prodotti, scartati in famiglia. Quindi è utile che si sappia chi è che fa, produce e scarta.

Viviamo in provincia di Gorizia, a Sagrado. In una casa indipendente, con un bel giardino, e grande a sufficienza da contenere sette persone. Due genitori under 40 e cinque figli che a vario titolo frequentano le scuole: materne, elementari, medie e superiori. Copriamo tutto l’arco dell’istruzione.

Essendo in sette, consumiamo per sette - con giudizio - e produciamo rifiuti per sette, che non sono pochi.

Giusto per entrare in tema, questa mattina con 5-anni e 9-anni siamo andati a buttare il vetro. Non succedeva da luglio, prima delle vacanze, e avevamo il solito bottino 30×30x70 e un’altra sacca mezza piena. Quaranta bottiglie di birra, olio, vino, qualche barattolo di ben nota crema-alle-nocciole hanno preso la via della campana verde, l’ultima tipologia di campana rimasta in queste lande. (Ma di questo riparleremo).

Per completare la presentazione: in famiglia ci sono due cagne vecchiotte, due gatte piuttosto giovani e due porcellini d’India. Tutti e sei robusti produttori di rifiuti.

Alla prossima.

(danielegouthier)