Sebiorec, Studio epidemiologico biomonitoraggio Regione Campania, va a rilevare i livelli di accumulo di alcuni inquinanti nel sangue e nel latte materno (l’esposizione) in comunità che vivono in zone con diversi livelli di rischio ambientale.
Lo studio viene realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione di Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Osservatorio Epidemiologico della Campania, il Registro Tumori, e le ASLocali Na1, Na2, Na3, Na4, Caserta1, Caserta2.
A causa dell’allarme per l’inquinamento da rifiuti la Protezione Civile ha commissionato un’indagine epidemiologica che ha consentito di identificare le aree a maggiore rischio per l’ambiente e per la salute. I comuni sono stati identificati con un indice di ‘pressione ambientale da rifiuti’ (un gradiente di pericolo legato alla presenza di rifiuti e di rischio per le persone, quando si include la stima della popolazione esposta). Si tratta di Comuni nelle Province di Napoli (nord) e Caserta (sud), dove sono stati segnalati e identificati migliaia di siti di abbandono di rifiuti, spesso tossici e nocivi.
Dopo analisi ambientali e sugli animali, la Regione ha ritenuto opportuna la realizzazione di uno studio ampio e analitico, che per dimensione del campione non ha precedenti in Italia e si colloca tra le indagini più ampie condotte a livello internazionale. Viene analizzato il sangue, in persone di età compresa tra 20 e 64 anni, e il latte di donne alla prima gravidanza, che vivono in 16 comuni, per un totale di circa 900 persone.
I comuni sono quelli di Acerra, Aversa, Caivano, Castel Volturno, Giugliano di Campania, Marcianise, Napoli (località Pianura) e Villa Literno, che appartengono alla zona A (ad elevata pressione ambientale da rifiuti); Maddaloni, Nola, Qualiano e Villaricca alla zona B (intermedia); Brusciano, Casapesenna, Frattamaggiore e Mugnano di Napoli alla zona C (bassa o nulla).
L’esposizione a diossine e ad alcuni metalli viene accertata tramite due indagini congiunte: la misurazione della concentrazione nel sangue e nel latte materno e l’esame delle informazioni ricavate da questionari sulle abitudini e lo stile di vita degli individui campionati, essenziale per l’interpretazione dei risultati.
L’indagine si propone di costruire le basi per un sistema di sorveglianza permanente, che possa dare una accurata misura dei rischi, evitando la sottostima dei problemi realmente esistenti così come gli allarmi ingiustificati, e che possa misurare gli effetti degli interventi che saranno effettuati, come quelli di bonifica e risanamento.
I risultati dello studio, che vengono resi noti intorno alla metà del 2009, sono utili per la programmazione di interventi di riqualificazione e protezione ambientale (bonifiche) e di prevenzione sanitaria.
(Liliana Cori)
La loro estensione è tale che qualcuno inizia a chiamarlo il settimo continente. Sono i rifiuti galleggianti dislocati in pieno Oceano Pacifico, tra Usa, Canada, Russia e Giappone. Li ha scoperti, dopo anni di sospetti, la spedizione scientifica Nautical Ladder Alguita. Sono in rete i filmati della spedizione (vbs.tv)
(andreamameli)
Archiviato in: immondizie, raccolta, zona franca | Tag: molestia olfattiva, odori
Limitare le sostanze maleodoranti in tutto il ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani: è lo scopo del sistema ideato dalla Seconda Università di Napoli (Scuola di Alta Formazione in Sicurezza) con il coinvolgimento delle istituzioni e delle aziende locali. Tra gli obiettivi del progetto anche l’individuazione delle condizioni meteo-climatiche che possono concorrere al superamento della soglia di “molestia olfattiva” allo scopo di ridurre ulteriormente le emissioni in coincidenza di condizioni particolari.
(andreamameli)
Archiviato in: consumo, immondizie, politica, riuso | Tag: computer, ICT, waste
Dopo anni, anzi decenni di euforia e consumo apparentemente illimitato ci si rende conto che molti comportamento non sono sostenibili. Tra questi anche le attività di produzione, di uso e di eliminazione dei calcolatori. Oggi il computer dimostra di arrecare un impatto ambientale sempre più significativo. Un libro di Giovanna Sissa racconta di computer obsoleti, ma ancora perfettamente funzionanti, svelando qualche segreto per renderli più longevi: Il computer sostenibile. Riduzione dei rifiuti elettronici riuso dei pc e open source. (Franco Angeli Editore, 2008, 144 pagine, 15 euro). Si parte dalla fine, cioè dai rifiuti elettronici e dal loro smaltimento, dagli influssi negativi per la salute e l’ambiente, per poi illustrare che, spesso, è il software, non l’hardware, a essere superato. Il libro dimostra, con alcuni casi concreti, che il software open source è quello meglio capace di ritardare la morte dei computer. Spiega Giovanna Sissa, nel sito Forum PA 2008: “Le implicazioni ambientali dell’ICT non sono state oggetto della stessa attenzione dedicata agli aspetti economici, tecnologici e sociali. A lungo ignorati i milioni di tonnellate di rifiuti elettronici hanno oggi nel mondo un nome sinistro: e-waste (spazzatura elettronica). I rifiuti del settore IT mostrano il più alto tasso di crescita fra i rifiuti municipali e industriali. L’impatto ambientale dei rifiuti elettronici è stato sottovalutato nel primo mondo perché spesso esportati nel terzo. I computer contribuiscono alla emissione di CO2 più di quanto si pensi. Costruirli richiede una notevole quantità di energia e materie prime non rinnovabili. I PC contengono sostanze considerate tossiche per l’ambiente e non biodegradabili. La rilevanza ambientale discende poi anche dai consumi di energia durante il funzionamento e dallo smaltimento a fine vita.”
Dice l’ingegnere olandese Roelof Schuiling del centro di ricerca nazionale sulla geochimica che le piramidi sono ovunque un’attrazione che piace ai turisti: dall’Egitto ai Maya. Piramidi moderne potrebbero attrarre verso le città moderne frotte di moderni turisti.
Dice anche che il problema dei rifiuti è IL problema. Non solo in Europa, Italia, Napoli. Ma all over the world.
E fa due più due, dal suo punto di vista, che è quello della geochimica.
Dice l’ingegner Schuiling che si potrebbero prendere i rifiuti mischiarli al cemento e farci un bel materiale solido e versatile.
Certo, forse non vorremmo avere le nostre case, scuole, ospedali costruite con ‘a monnezza. Ma forse potremmo accettare di erigere delle fantastiche piramide che attirino turisti nelle nostre città
In fondo il faraone era il motore dell’economia e della società egiziana, era croce e delizia dei suoi sudditi. Non molto diversamente dai rifiuti (pardon, consumi) che muovono la nostra economia e la nostra società. Che certamente ci deliziano e che oggi sembrano proprio metterci in croce.
Proposta paradossalmente credibile e realistica.
PS: vedo nell’idea delle piramidi anche un elemento etico. Ci sarebbe il fatto non trascurabile che i rifiuti rimarrebbero vicino a chi li produce (chi vorrebbe privarsi di cotanta attrazione turistica?) e non avremmo gli indegni e illegali girovagare che caratterizzano oggi la situazione italiana.
(danielegouthier)
Leggo e rilancio: questi si sono inventati la Banca del riciclo.
Ti danno un bidone, col suo bravo codice a barre che ti identifica.
Tu ci metti l’immondizia riciclata e loro la ritirano. Pesano e ti danno dei buoni acquisto che usi nei negozi che aderiscono all’iniziativa che saranno a loro volta incoraggiati a mettere sul mercato prodotti che hanno confezioni meno ingombranti visto che più ricicli, meno spendi, meno inquini.
No comment.
A Napoli – e in genere in Italia – non è che qualcuno vorrebbe aprire una Banca del riciclo?
(danielegouthier)
L’India è spesso un paese sorprendente, almeno per me. Sono stato a Delhi e Mumbai e nient’altro. In entrambe le città ho visto rifiuti ovunque e mi è stato detto che gran parte del problema viene risolto dai poveri che raccolgono chi le lattine, chi la carte, chi la plastica … e le vendono a microsocietà che ne fanno uso e riuso. Spontaneo e caotico ma comunque in qualche modo funzionante – dico in qualche modo perché questa politica non evita enormi quantità d’immondizie un po’ ovunque. Era il 1999.
Oggi mi capita di sentire a Radio Rai 1, che la città di Mumbai – dicesi 23 milioni di abitanti – ha istituito la figura di un apposito vigilante che multa chi disperde immondizia: dallo sputo alla cartaccia, alla carcassa di automobile o di animale. Le indicazioni? Inflessibilità nelle zone finanziarie e internazionali della città; educazione in quelle poverissime dove i cittadini vanno guidati verso comportamenti più economici ed ecologici, senza vessarli.
Obiettivo: avere un vigilante ecologico ogni 500 abitanti nel 2010.
Motivazioni: 1) non si può andare avanti così; 2) gestire bene i rifiuti conviene.
A me viene il suggerimento di osservare come va e poi se è il caso di importare in Italia una buona pratica.
(danielegouthier)
Archiviato in: immondizie, raccolta, spazi pubblici | Tag: gerbido, pulizia, spazi comuni, tempo
Capita che dietro casa nostra ci sia un gerbido, come mi piace chiamare quell’appezzamento abbandonato in preda ai rovi e al caos. E capita che pur sollecitati i proprietari non ritengano di doverlo pulire. La conseguenza è che rovi e disordine invadono il mio normalmente ordinato giardino.
Così, da qualche tempo, tre quattro volte a inverno ci passo un paio d’ore a pulire, tagliare, sistemare. In genere lo faccio con qualche figlio. Oggi, la prima volta del 2008, è stata con me 9-anni.
Mi godo anche la cosa, è piuttosto igienico, prendo aria buona, chiacchiero, mi rilasso. Ma. Ma … Ma non mi torna questo strano rapporto col territorio che abbiamo, anche con quelle piccole parti di territorio delle quali rispondiamo per dovere di proprietà. Mi sa che quest’incuria, questa disattenzione, questo disinteresse, sono gli stessi delle monnezze campane, della non voglia di riciclare, del “gettare via” come soluzione alle cose.
L’alternativa è spendere del tempo, e spenderlo per i posti che ci stanno più vicini, riordinandoli e rendendoli visibili. Possibilmente senza spostare lo sporco e il caos nel giardino altrui – metaforicamente parlando. Ma anche rivendicando il diritto che altri non ce lo spostino nel nostro.
Sarebbe tanto sbagliato che ciascuno di noi dedicasse 10 ore all’anno al proprio territorio? Non sarebbe una soluzione ai problemi ma sicuramente vorrebbe dire gettare un nuovo sguardo sulle cose.
Forse se non ci proponessero sempre e solo di contribuire al b bene comune con i soldi (tasse) ma anche con un po’ del nostro tempo, ne uscirebbe qualcosa di buono.
(danielegouthier)