Tutti giù per terra (storie di rifiuti)


Rifiuti puzzolenti? Ora basta!
Dicembre 12, 2008, 11:47 pm
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Limitare le sostanze maleodoranti in tutto il ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani: è lo scopo del sistema ideato dalla Seconda Università di Napoli (Scuola di Alta Formazione in Sicurezza) con il coinvolgimento delle istituzioni e delle aziende locali. Tra gli obiettivi del progetto anche l’individuazione delle condizioni meteo-climatiche che possono concorrere al superamento della soglia di “molestia olfattiva” allo scopo di ridurre ulteriormente le emissioni in coincidenza di condizioni particolari.

(andreamameli)



RIFIUTI ELETTRONICI DIFFERENZIATI: 4 KG A TESTA
Ottobre 23, 2008, 10:13 pm
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ANSA – ROMA – 20/10/2008 – E’ partita la raccolta differenziata dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), ma non tutti ancora sanno bene come muoversi per smaltire questo tipo di rifiuti. Il consorzio EcoR’it, responsabile, per le oltre 600 aziende associate, della gestione delle attivita’ di trasporto, trattamento, riciclo, recupero e smaltimento dei RAEE professionali e domestici ha recentemente organizzato, in occasione dello Smau di Milano, una serie di workshop sulla corretta gestione di questo tipo di rifiuti. Attualmente si producono e si vendono circa 800 mila tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche all’anno, pari ad una media di 14 kg per abitante. Solo pero’ 1,5 kg pro capite di questo tipo di rifiuto viene sottratto alla discarica e portato negli impianti di trattamento operativi. L’obiettivo e’ quello di arrivare ai 4 kg per abitante previsto dalle normative europee.
”Costi minori grazie alle economie di scala garantite dai grandi volumi conferiti dai 600 membri e’ solo uno dei possibili vantaggi sia per le aziende associate e sia per i consumatori – sottolinea Giulio Rentocchini, presidente EcoR’it – EcoR’it nasce infatti come progetto pilota, su iniziativa volontaria, di gestione dei rifiuti professionali dell’Information Tehnology. In seguito ha assunto la struttura di Consorzio”. Nei primi otto mesi di attivita’, il Consorzio EcoR’it ha avviato a recupero e riciclo oltre 1.000 tonnellate di Raee domestici e circa 100 tonnellate di Raee professionali raggiungendo con il proprio servizio piu’ di 1000 comuni italiani e circa 1 milione 700.000 abitanti.
Inoltre il Consorzio EcoR’it ha istituito oltre 100 Punti di Raccolta su tutto il territorio nazionale ai quali i Clienti/Disributori/Centri di Assistenza dei soci EcoR’it potranno conferire i Raee direttamente o mediante trasportatori autorizzati EcoR’it.
”L’accordo di programma siglato da EcoR’it con l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) per la raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche – aggiunge Rentocchini – e’ un importante passo avanti verso il raggiungimento di quota 4 kg di raccolta Raee per abitante, obiettivo che ci porterebbe in Europa. Non solo, e’ un utile strumento per la definizione di una piattaforma operativa con la Grande Distribuzione e la Distribuzione organizzata”. (ANSA).



Ah, l’America. Uot a biutiful cauntri
Maggio 16, 2008, 6:12 pm
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Leggo e rilancio: questi si sono inventati la Banca del riciclo.

Ti danno un bidone, col suo bravo codice a barre che ti identifica.

Tu ci metti l’immondizia riciclata e loro la ritirano. Pesano e ti danno dei buoni acquisto che usi nei negozi che aderiscono all’iniziativa che saranno a loro volta incoraggiati a mettere sul mercato prodotti che hanno confezioni meno ingombranti visto che più ricicli, meno spendi, meno inquini.

No comment.

A Napoli – e in genere in Italia – non è che qualcuno vorrebbe aprire una Banca del riciclo?

(danielegouthier)



Basso consumo e alto rischio.
Aprile 15, 2008, 2:26 pm
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Le lampade a basso consumo sono favolose: rispetto alle tradizionali luci a incandescenza durano circa 8 volte di più e consumano fino all’80% in meno. Ma c’è un ma: contengono mercurio. E il rilascio di mercurio nell’ambiente causa seri problemi. Per non parlare dei pericoli per l’organismo (fonte: Ministero della Salute). A questo proposito l’Epa, l’organismo federale statunitense per l’ambiente, detta undici regole, in caso di rottura di una lampadina a basso consumo: areare il locale, raccogliere i frammenti con il nastro adesivo, sigillare i sacchetti. Per lo smaltimento, l’agenzia ha invitato i singoli stati a dotarsi di norme proprie, che prevedano però una gestione separata rispetto ai rifiuti normali.

Allora che fare? L’unico suggerimento proviene dai produttori di strumenti di illuminazione, riuniti nel Consorzio Ecolamp, i quali suggeriscono di consegnare i bulbi ai Comuni che dovranno dotarsi di appositi contenutori. Qualcuno li ha mai visti? Segnalateceli!

Approfondimenti:

Andrea Mameli, Cagliari 15 aprile 2008




Netturbino a Napoli
Marzo 27, 2008, 5:51 pm
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Mattina di Pasqua a Napoli.

Via dei Tribunali. Piove. Piove. Piove. Come nel resto d’Italia, credo.

C’è un portico e sotto il portico un netturbino napoletano con pettorina arancione fosforescente appoggiato a una scopa verde acida. Il suo bidone con le ruote è fermo poco più in là.

E il netturbino legge, assorto e compreso.

Non è una brutta immagine e per di più ci racconta molto: del fatto che lavorano anche a Pasqua, che hanno un livello culturale almeno medio alto (leggono!), che lavorare stanca e che c’è poca consapevolezza – anche oggi – che quello è un lavoro da fare a testa alta e indefessamente, per non lasciare spazio a polemiche, critiche e accuse generalizzate.

Ma questi pensieri mi sono venuti dopo. Lì sotto la pioggia mi son detto che era proprio una bella scenetta, molto “napoletana” e molto moderna.



L’orrido gerbido
Febbraio 9, 2008, 6:23 pm
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Capita che dietro casa nostra ci sia un gerbido, come mi piace chiamare quell’appezzamento abbandonato in preda ai rovi e al caos. E capita che pur sollecitati i proprietari non ritengano di doverlo pulire. La conseguenza è che rovi e disordine invadono il mio normalmente ordinato giardino.

Così, da qualche tempo, tre quattro volte a inverno ci passo un paio d’ore a pulire, tagliare, sistemare. In genere lo faccio con qualche figlio. Oggi, la prima volta del 2008, è stata con me 9-anni.

Mi godo anche la cosa, è piuttosto igienico, prendo aria buona, chiacchiero, mi rilasso. Ma. Ma … Ma non mi torna questo strano rapporto col territorio che abbiamo, anche con quelle piccole parti di territorio delle quali rispondiamo per dovere di proprietà. Mi sa che quest’incuria, questa disattenzione, questo disinteresse, sono gli stessi delle monnezze campane, della non voglia di riciclare, del “gettare via” come soluzione alle cose.

L’alternativa è spendere del tempo, e spenderlo per i posti che ci stanno più vicini, riordinandoli e rendendoli visibili. Possibilmente senza spostare lo sporco e il caos nel giardino altrui – metaforicamente parlando. Ma anche rivendicando il diritto che altri non ce lo spostino nel nostro.

Sarebbe tanto sbagliato che ciascuno di noi dedicasse 10 ore all’anno al proprio territorio? Non sarebbe una soluzione ai problemi ma sicuramente vorrebbe dire gettare un nuovo sguardo sulle cose.

Forse se non ci proponessero sempre e solo di contribuire al b bene comune con i soldi (tasse) ma anche con un po’ del nostro tempo, ne uscirebbe qualcosa di buono.

(danielegouthier)



Non viviamo in un sistema chiuso. Riflessioni sui rifiuti.

C’era una volta una casa sporca. Così sporca che l’amministratore di condominio decise di intervenire per farla pulire. Ma dovette chiedere una mano agli altri condomini perché la spazzatura accumulata era davvero troppa. Non tutti furono felici di seguire le indicazioni dell’amministratore, lamentandosi per il comportamento del condomino poco pulito, ma l’emergenza era tale che sarebbe stato irresponsabile tirarsi indietro. Certamente lasciar accumulare in questo modo la spazzatura dentro la propria casa non va bene: furono presi provvedimenti perché non accadesse più. Ma non si poteva restare a guardare i cumuli di spazzatura.

Quanto che sta accadendo in questi giorni con quelle 300 mila tonnellate di spazzatura accumulata a Napoli impone, brutalmente, alcune riflessioni.

In primo luogo l’emergenza rifiuti non è un meteorite piovuto dal cielo. Esistono gravi responsabilità: a vari livelli e in modi diversi, diverse cause hanno concorso nel determinare questa situazione. E non si tratta di un problema superficiale, se è vero che i rifiuti, al pari dell’acqua e dell’energia, sono i temi caldi del secolo, per tutto il pianeta. E, come rileva l’acuta analisi di Roberto Saviano (“Imprese, politici e camorra, ecco i responsabili della peste” La Repubblica, 5 gennaio 2008): “Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.”

In secondo luogo questa di Napoli sarà una lezione per tutti: senza raccolta differenziata non si va da nessuna parte.

Non dimentichiamo, infine, che non viviamo in un sistema chiuso, ciascuno nella propria città. Esportiamo e importiamo continuamente aria, acqua, cibi, persone, malattie e rifiuti. Per questo appare abbastanza insensata la protesta di chi non vuole aiutare a ripulire una città. Non possiamo, onestamente, storcere il naso per qualche tonnellata di rifiuti in più. Sarebbe come se, in una stanza, si chiedesse agli altri di non respirare. Certo, si può chiedere di evitare emissioni gassose di natura fisiologica o di non fumare, ma il respiro non si può negare a nessuno.

Nella regione in cui abito, la Sardegna, accoglieremo circa 5 mila tonnellate di rifiuti campani. Una quantità pari a quella prodotta dall’intera isola in due giorni. Senza contare che i nostri rifiuti speciali, non smaltibili in loco, varcano il mare e vengono spediti in altre regioni. In Sardegna, grazie alla raccolta differenziata, dal 2004 al 2007 il quantitativo di rifiuti prodotti si è dimezzato. E le ultime stime danno la mia regione al primo posto al sud Italia per la raccolta differenziata (i dati aggiornati – Rapporto rifiuti 2007 – saranno presentati il 6 febbraio nella sede dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Apat). La quota che smaltiremo noi non mi sembra affatto preoccupante. Proprio perché non viviamo in un sistema chiuso.

Andrea Mameli, Cagliari, 12 gennaio 2008

P.S. Ho sentito voci di dissenso, rispetto alla decisione di accettare rifiuti napoletani, da parte di esponenti politici della mia città. Qualcuno ha parlato di cattiva immagine per Cagliari e per la Sardegna. A mio modesto parere la cattiva immagine non la fornisce certo l’aver accolto aliga (il nostro modo di dire spazzatura) prodotta da altri. La forniscono invece altri atteggiamenti, come quello rilevato da BBC News: Arrests in Sardinia waste clashes: Six protesters have been arrested in Sardinia after clashes with Italian police over tonnes of rubbish shipped to the island from Naples o da Al Jazeera: Al Jazeera: Violence in Sardinia over rubbish.

P.S. 2 Le proteste contro i rifiuti provenienti da Napoli costituiscono un caso da manuale del cosidetto effetto NIMBY (Not In My Back Yard): cioè fate pure le discariche, i termovalirizzatori, gli inceneritori, tutto quello che serve purché non lo facciate nel mio giardino (o letteralmente nel cortile sul retro di casa). Si tratta a mio avviso di proteste largamente ingiustificate, frutto di scarsa conoscenza dei fatti. Ma uno dei problemi risiede proprio in questo deficit di comunicazione. E lo scarso coinvolgimento delle popolazioni e degli amministratori locali (e le contemporanee, colpevoli, azioni di disinformazione) hanno ingigantito il problema. Ancora una volta paghiamo il prezzo di non aver considerato importante comunicare (i fatti, la scienza, il rischio, le cifre) e così chi intendeva cavalcare la protesta ha avuto gioco facile.



La peste a Gomorra
Gennaio 7, 2008, 6:13 pm
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Roberto Saviano è un giovane coraggioso, uno scrittore lucido e non ha paura di dire che il re e nudo. È quello che fa in questo articolo su Repubblica: Imprese, politici e camorra ecco i colpevoli della peste.

Ci sono i numeri caldi e pulsanti dei tumori e delle morti: in quantità abnorme per un territorio tanto circoscritto. Ma c’è soprattutto l’indice puntato contro le imprese del Nord-Est (cioè di qui, dal punto di vista di chi scrive).

E poi c’è il sottofondo, il non detto, il costume di tutti noi, l’abitudine, l’inerzia, i consumi esagerati e incontenibili, la forma mentis arcaica e sporcacciona.

Insomma, leggete Saviano ché la peste e alle porte.

(danielegouthier)



Un cimitero per gli elettrodomestici
Novembre 16, 2007, 7:50 pm
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Noi siamo fortunati e tra le altre cose abbiamo una bella e vasta cantina nella quale ineluttabilmente – quasi fosse una legge di natura – le cose si accumulano.

Si accumulano in particolare i piccoli elettrodomestici rotti, i vecchi computer in disuso e tutto ciò che si spera domani possa avere un qualche riuso. Ma non è mai così, alla fine.

In ogni caso, se anche uno non fosse affetto dalla speranza di riusare l’inutilizzabile, qual è l’alternativa?

La legge, credo (?!?), dice che quando compri un elettrodomestico il venditore deve ritirare il cadavere di quello vecchio. Ma poi scopri che ti chiedono 15 euro per il trasporto, o addirittura non lo fanno o in ogni caso è qualcosa che si applica solo per gli elettrodomestici grandi (frigo, congelatori, televisori, fornelli ecc.). Quando ne muore uno piccolino (telefono, tostapane, macchina per l’espresso), tu vai a comprarne un altro e mica ti porti dietro il vecchio da smaltire. Così finisce in cantina.

E quando viene la sacrosanta stagione di svuotare la cantina? Che te ne fai? Dov’è il cimitero dei piccoli elettrodomestici?

Mi sa che è un luogo mitico come il cimitero degli elefanti.

(danielegouthier)



Svestire il vestiario
Ottobre 14, 2007, 4:02 pm
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Non so se ve l’ho già detto, ma dopo l’estate mia moglie e io ci siamo dati un compito: ogni settimana si riordina da cima a fondo una stanza di casa. Come dicevo in famiglia siamo sette, le stanze vanno in proporzione, e così questa è una vera e propria campagna d’autunno, dal sapore vagamente quinquennale. (Cinque anni fa c’era stato un trasloco).

Potete immaginare che una simile campagna generi una certa dose quantità di rifiuti. Ed è così. Di ogni cosa passa per le mani ci chiediamo: ci serve? lo conserviamo comunque? serve a qualcun altro? lo regaliamo? lo buttiamo?

Oggi prima di pranzo, sono andato assieme a 5-anni a portare via letteralmente una carriola di vestiti-stracci-stoffe in stato dignitoso ma a nostro parere inutili – per noi – e che speriamo utilizzabili da altri. In queste zone, la meta è un cassonetto giallo della Caritas spesso pieno.

Perché è pieno?

Perché è un’associazione di volontariato che fa quello che riesce e raccoglie quando può.

Perché non ha così tante richieste di stracci vecchi.

Perché siamo in tanti a liberarci di stracci vecchi, avendo un flusso di vestiario in entrata veramente eccessivo.

Ovviamente non ho la risposta. Sarà un giusto equilibrio tra questo, quello e quell’altro. In ogni caso quando vado a lasciare là vestiti-stracci-stoffe, mi chiedo sempre se è la loro giusta fine o se non era meglio farli circolare ancora passandogli agli amici e agli amici-degli-amici e agli amici-degli-amici-degli-amici. Insomma, sono tornato a casa con 5-anni che se la godeva in carriola ma con un minimo di insoddisfazione per il gesto compiuto.

(danielegouthier)