Archiviato in: educazione, riuso | Tag: Paul Bonomini, weee directive, weee man
La direttiva WEEE (Waste Electrical & Electronic Equipment) regola il riciclo dei rifiuti elettronici che ciascuno di noi produce.
Ma che succede se invece prendiamo i nostri pc, cellulari, radiosveglie, lettori dvd, mp3, apricancello ecc. ecc. ecc. e li buttiamo nell’immondizia?
Succede che in Inghilterra l’artista Paul Bonomini disegna un enorme robottone di oltre 7 metri d’altezza con tutti i rifiuti e_e_e che uno qualunque di noi getta via nell’arco della propria vita (beninteso se ci limitiamo al ritmo attuale). Ed ecco a voi Weee man.
Impressive! Non è vero?
(danielegouthier)
Archiviato in: politica, raccolta, riuso | Tag: recupero, rifiuti, rifiuti elettronici
ANSA – ROMA – 20/10/2008 – E’ partita la raccolta differenziata dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), ma non tutti ancora sanno bene come muoversi per smaltire questo tipo di rifiuti. Il consorzio EcoR’it, responsabile, per le oltre 600 aziende associate, della gestione delle attivita’ di trasporto, trattamento, riciclo, recupero e smaltimento dei RAEE professionali e domestici ha recentemente organizzato, in occasione dello Smau di Milano, una serie di workshop sulla corretta gestione di questo tipo di rifiuti. Attualmente si producono e si vendono circa 800 mila tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche all’anno, pari ad una media di 14 kg per abitante. Solo pero’ 1,5 kg pro capite di questo tipo di rifiuto viene sottratto alla discarica e portato negli impianti di trattamento operativi. L’obiettivo e’ quello di arrivare ai 4 kg per abitante previsto dalle normative europee.
”Costi minori grazie alle economie di scala garantite dai grandi volumi conferiti dai 600 membri e’ solo uno dei possibili vantaggi sia per le aziende associate e sia per i consumatori – sottolinea Giulio Rentocchini, presidente EcoR’it – EcoR’it nasce infatti come progetto pilota, su iniziativa volontaria, di gestione dei rifiuti professionali dell’Information Tehnology. In seguito ha assunto la struttura di Consorzio”. Nei primi otto mesi di attivita’, il Consorzio EcoR’it ha avviato a recupero e riciclo oltre 1.000 tonnellate di Raee domestici e circa 100 tonnellate di Raee professionali raggiungendo con il proprio servizio piu’ di 1000 comuni italiani e circa 1 milione 700.000 abitanti.
Inoltre il Consorzio EcoR’it ha istituito oltre 100 Punti di Raccolta su tutto il territorio nazionale ai quali i Clienti/Disributori/Centri di Assistenza dei soci EcoR’it potranno conferire i Raee direttamente o mediante trasportatori autorizzati EcoR’it.
”L’accordo di programma siglato da EcoR’it con l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) per la raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche – aggiunge Rentocchini – e’ un importante passo avanti verso il raggiungimento di quota 4 kg di raccolta Raee per abitante, obiettivo che ci porterebbe in Europa. Non solo, e’ un utile strumento per la definizione di una piattaforma operativa con la Grande Distribuzione e la Distribuzione organizzata”. (ANSA).
Archiviato in: riuso | Tag: franchising, Moncalieri, negozio, Recoplastica
L’Italia è un paese incredibile.
A Napoli nascondiamo i rifiuti sotto i tappeti e dietro le facciate delle case perché “l’emergenza è finita”.
A Moncalieri, alle porte di Torino, apre un negozio che i rifiuti li compra.
Si tratta di un’iniziativa in franchising di Recoplastica.
Da seguire.
(danielegouthier)
Archiviato in: consumo, immondizie, politica, riuso | Tag: computer, ICT, waste
Dopo anni, anzi decenni di euforia e consumo apparentemente illimitato ci si rende conto che molti comportamento non sono sostenibili. Tra questi anche le attività di produzione, di uso e di eliminazione dei calcolatori. Oggi il computer dimostra di arrecare un impatto ambientale sempre più significativo. Un libro di Giovanna Sissa racconta di computer obsoleti, ma ancora perfettamente funzionanti, svelando qualche segreto per renderli più longevi: Il computer sostenibile. Riduzione dei rifiuti elettronici riuso dei pc e open source. (Franco Angeli Editore, 2008, 144 pagine, 15 euro). Si parte dalla fine, cioè dai rifiuti elettronici e dal loro smaltimento, dagli influssi negativi per la salute e l’ambiente, per poi illustrare che, spesso, è il software, non l’hardware, a essere superato. Il libro dimostra, con alcuni casi concreti, che il software open source è quello meglio capace di ritardare la morte dei computer. Spiega Giovanna Sissa, nel sito Forum PA 2008: “Le implicazioni ambientali dell’ICT non sono state oggetto della stessa attenzione dedicata agli aspetti economici, tecnologici e sociali. A lungo ignorati i milioni di tonnellate di rifiuti elettronici hanno oggi nel mondo un nome sinistro: e-waste (spazzatura elettronica). I rifiuti del settore IT mostrano il più alto tasso di crescita fra i rifiuti municipali e industriali. L’impatto ambientale dei rifiuti elettronici è stato sottovalutato nel primo mondo perché spesso esportati nel terzo. I computer contribuiscono alla emissione di CO2 più di quanto si pensi. Costruirli richiede una notevole quantità di energia e materie prime non rinnovabili. I PC contengono sostanze considerate tossiche per l’ambiente e non biodegradabili. La rilevanza ambientale discende poi anche dai consumi di energia durante il funzionamento e dallo smaltimento a fine vita.”
A Conegliano (TV) ha sede la Savno (Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale), il locale consorzio che gestisce i rifiuti.
E la Savno, il 30 maggio, ha inaugurato la sua nuova sede: il primo edificio interamente ecologico ed eco-compatibile d’Italia.
Due piani, per una superficie di 600 metri quadrati, l’edificio è stato realizzato in ogni sua parte, dalle fondamenta fino al tetto, utilizzando rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, come l’acciaio, metallo riciclato e riciclabile all’infinito e soprattutto non dannoso per l’uomo, che ne compone la struttura portante.
Dal recupero delle bottiglie in Pet provenienti dalla differenziata dei 35 Comuni trevigiani, derivano gli speciali fogli in poliestere utilizzati per l’isolamento termo-acustico della struttura. Si tratta di fibre di plastica altamente fono e termoisolanti, “termolegati” cioè privi di resine leganti e colle, nonché autoestinguenti, vale a dire che non producono fumi tossici in caso di incendio. (continua…)
Dice l’ingegnere olandese Roelof Schuiling del centro di ricerca nazionale sulla geochimica che le piramidi sono ovunque un’attrazione che piace ai turisti: dall’Egitto ai Maya. Piramidi moderne potrebbero attrarre verso le città moderne frotte di moderni turisti.
Dice anche che il problema dei rifiuti è IL problema. Non solo in Europa, Italia, Napoli. Ma all over the world.
E fa due più due, dal suo punto di vista, che è quello della geochimica.
Dice l’ingegner Schuiling che si potrebbero prendere i rifiuti mischiarli al cemento e farci un bel materiale solido e versatile.
Certo, forse non vorremmo avere le nostre case, scuole, ospedali costruite con ‘a monnezza. Ma forse potremmo accettare di erigere delle fantastiche piramide che attirino turisti nelle nostre città
In fondo il faraone era il motore dell’economia e della società egiziana, era croce e delizia dei suoi sudditi. Non molto diversamente dai rifiuti (pardon, consumi) che muovono la nostra economia e la nostra società. Che certamente ci deliziano e che oggi sembrano proprio metterci in croce.
Proposta paradossalmente credibile e realistica.
PS: vedo nell’idea delle piramidi anche un elemento etico. Ci sarebbe il fatto non trascurabile che i rifiuti rimarrebbero vicino a chi li produce (chi vorrebbe privarsi di cotanta attrazione turistica?) e non avremmo gli indegni e illegali girovagare che caratterizzano oggi la situazione italiana.
(danielegouthier)
Archiviato in: consumo, educazione, famiglia, riuso | Tag: giocattoli fatti in casa, pane fatto in casa
Andrea e Sabrina sono giovani genitori. Vivono in un appartamento a Roma e lavorano in campo informatico. Fin qui nulla di speciale. Ma Andrea e Sabrina hanno scelto di adottare alcuni comportamenti che non sono affatto diffusi. E questo rende la loro famiglia davvero speciale. La loro esperienza diventa visibile grazie a un sito (Vivere Semplice) che racconta la loro vita e le loro scelte. Iniziamo dai giocattoli. Per i figli (Lorenzopedro e Zeno, di 4 e 2 anni) ecco che i nostri amici iniziano a distinguersi dalla folla: li costruiscono con le loro mani, utilizzando in gran parte materiali di riciclo. In questo modo i bambini attribuiscono ai giocattoli un valore diverso. Su questo tema segnalo l’articolo Perché i bambini vanno pazzi per i gormiti. Capitolo alimentazione: qui niente merendine preconfezionate e quando possibile il pane si fa in casa. Un articolo spiega: Perché mangiamo biologico. E la Tv? Niente ovviamente. Solo dvd scelti da vedere al computer.
Uno degli slogan amati dai nostri amici è Vivere semplice e spregiudicato, dove (come loro stessi spiegano nel sito) per spregiudicato si intende persona che tenta di operare in assenza di pregiudizi.non giudicare, non farsi influenzare dai luoghi comuni, da cosa pensano gli altri, ma anche lasciare che sia, “arrendersi” nel senso di essere flessibili, inflettersi per ogni verso senza spezzarsi, e anche accettare tutto ciò che arriva con animo ben disposto, essere liquidi, sapersi adattare al cambiamento e alle diversità, non essere rigidi, saper passare la palla, delegare, smettere di giudicare ciò che è giusto e sbagliato. E anche, in senso più esteso, non accanirsi contro.
Io non amo attribuire etichette alle persone, ma a volte accostare delle parole a dei comportamenti aiuta a capire. Per questo l’esperienza di vita di Andrea e Sabrina potrebbe essere ricondotta al termine downshifting. Andrea Fannini spiega che questa parola fu coniata nel 1994 dal Trends Research Institute “per indicare il fenomeno di quelle donne e di quegli uomini che rinunciavano parzialmente (o totalmente) alla propria carriera lavorativa, al successo, al denaro, per avere in cambio maggiore tempo a disposizione da dedicare ai propri interessi privati familiari. Per il New Oxford Dictionary significa “scambiare una carriera economicamente soddisfacente ma stressante con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante dal punto di vista personale”. Più in generale si definisce una persona downshifter quella che adotta un modo di vivere poco frenetico, più rilassato, maggiormente rivolto alla sfera degli interessi personali.”
Il sito Vivere semplice ha vinto il 5° premio per i contenuti digitali nella sezione e-learning dell’ Electronic Content Award Italy 2007.
Andrea Mameli, foresta di Pixinamanna, Pula (Cagliari).
Immaginiamo di dover ornare una bella rotatoria, di quelle che nascono in ogni angolo d’Italia (e d’Europa) oppure una piazza o anche solo una grossa aiuola. Oppure abbiamo l’incarico di allestire un angolo di giochi per bambini in un parco cittadino. Possiamo scegliere fra migliaia di combinazioni di materiali e tra numerose soluzioni architettoniche e stilistiche. Ma solo una scelta avrà il sapore della totale riusabilità, anzi nientemeno che della nuova vita. Questa scelta, poco nota in Italia, ma discretamente diffusa in Francia e in Spagna, viene chiamata tecnica della pianta viva o (in omaggio al vegetale più usato: Salix Viminalis) allestimento in salice vivo. Lo ha spiegato Joan Farré i Oliver a Cesena, nel corso di un seminario tenutosi giovedì 29 novembre 2007 all’Ecoistituto delle Tecnologie Appropriate. L’artigiano catalano, ospite dei fratelli Zavalloni (ideatori e curatori dell’Ecoistituto) ha illustrato le metodiche di coltura del salice (da cui si ricavano pali alti anche 3 metri, di modellazione e di messa a dimora, mostrando le immagini di alcune strutture intrecciate che dopo pochi mesi sono fiorite abbondantemente. Joan Farré i Oliver, dopo 25 trascorsi a creare cestini di vimini tradizionali e innovativi, ha fondato l’impresa Pont de Queros con la quale realizza grandi forme vive.
(danielegouthier)
