Tutti giù per terra (storie di rifiuti)


Rifiuti galleggianti: quasi un continente.
Dicembre 13, 2008, 12:14 am
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La loro estensione è tale che qualcuno inizia a chiamarlo il settimo continente. Sono i rifiuti galleggianti dislocati in pieno Oceano Pacifico, tra Usa, Canada, Russia e Giappone. Li ha scoperti, dopo anni di sospetti, la spedizione scientifica Nautical Ladder Alguita. Sono in rete i filmati della spedizione (vbs.tv)



(andreamameli)



Rifiuti puzzolenti? Ora basta!
Dicembre 12, 2008, 11:47 pm
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Limitare le sostanze maleodoranti in tutto il ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani: è lo scopo del sistema ideato dalla Seconda Università di Napoli (Scuola di Alta Formazione in Sicurezza) con il coinvolgimento delle istituzioni e delle aziende locali. Tra gli obiettivi del progetto anche l’individuazione delle condizioni meteo-climatiche che possono concorrere al superamento della soglia di “molestia olfattiva” allo scopo di ridurre ulteriormente le emissioni in coincidenza di condizioni particolari.

(andreamameli)



Un rifiuto di modella
Settembre 10, 2008, 11:25 am
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Jaume de Laiguana è un fotografo che sta attento alle questioni sociali.
Non poteva sfuggirgli il fatto che l’ambiente qualche problemino ce l’ha.
E che i rifiuti sono un tema caldissimo sul quale misureremo la capacità di decidere delle democrazie di tutto il mondo.
Così dà il suo contributo per stimolare l’opinione pubblica e far riflettere.
E assieme a La Vanguardia produce la mostra “La otra mirada” con le foto di modelle nude in panorami di rifiuti, immondizie, monnezza, scovazze …
È sempre un buon segno quando un tema – scientifico, etico, ambientale – diventa tema e oggetto dell’arte. Significa che sta entrando nella nostra sensibilità collettiva.
Speriamo sia così anche per i rifiuti.

(danielegouthier)



Non solo rifiuti e nuovi silenzi mediatici.
Aprile 2, 2008, 1:50 am
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Sostanze altamente inquinanti o esseri indesiderati e portatori di malattie non proliferano solo tra i rifiuti. Numerosi microbi alimentari sono ospiti di animali sani, frutta e verdura fresca possono essere contaminate se irrigate o lavate con acqua venuta a contatto con letame animale o rifiuti umani, alcuni ceppi di Salmonella possono infettare le galline fino a contaminarne le uova prima della formazione del guscio. Cozze, ostriche e altri frutti di mare possono veicolare batteri Vibrio. Altri microbi possono intrufolarsi nel processo di trasformazione degli alimenti, per esempio tramite mani non lavate (è il caso dei virus dell’epatite A e del virus Norwalk e dei batteri della Shigella). In cucina per il passaggio tra alimenti può bastera un coltello e il cibo cotto può venire contaminato se entra a contatto con cibi crudi. In seguito alla contaminazione per causare malattie alimentari i batteri si devono riprodurre: in condizioni di caldo e umidità la moltiplicazione può portare a popolazioni numerorissime. L’unica difesa, capace di bloccare la moltiplicazione batterica, sarebbe la refrigerazione immediata.

Tuttavia esiste qualche eccezione: ad esempio i batteri Listeria monocytogenes sono in grado di moltiplicarsi anche a temperature molto basse. Non a caso questo ceppo è all’origine della cosiddetta malattia del frigorifero o Listeriosi. La presenza di Listeria monocytogeness nei banchi frigoriferi dei negozi di gastronomia viene anzi considerata condizione quasi “fisiologica”, perché si rintraccia facilemente nei derivati del latte, come ad esempio nellla crosta di gorgonzola.

Ma sabato 29 marzo al Ministero dell’Agricoltura francese la presenza di Listeria su una partita di ricotta salata italiana (marchiata IT 03/180 CE) non è sembrato così fisiologico e la frontiera si è chiusa per questo prodotto italiano. A quanto pare la segnalazione è partita dalla Germania: Deux contrôles effectués en Allemagne sur ce fromage italien de la marque “Ricotta Salata” fabriqué par la société Pieve San Giacomo.

Una nota del Ministero transalpino invita coloro che avessero consumato ricotta salata a non sottovalutare i possibili sintomi della Listeriosi (febbre e mal di testa) con particolare attenzione alle donne in gravidanza, agli immunodepressi e agli anziani: “Ces symptômes peuvent évoquer une listériose, maladie qui peut être grave et dont le délais d’incubation peut aller jusqu’à huit semaines”.

Ora, questo quadro sarà pure limitato a qualche partita destinata all’esportazione, d’accordo, ma non vi sembra comunque un dato allarmante? E allora siamo costretti a ripeterci: come nel caso delle scorie nucleari italiane destinate allo Utah (a proposito, nessuna novità dalla stampa italiana?) la notizia va ricercata nell’assenza di notizia… Tranne qualche rara eccezione e sparuti lanci d’agenzia il silenzio mediatico è forte. Quasi quanto la Listeria…

Andrea Mameli, Cagliari, 2 aprile 2008

Dall’istèria all’isterìa il passo è breve (sarà per questo che la stampa tace?)



Un ammonimento dalle fogne di Chicago. Con ingannevole lieto fine
Gennaio 18, 2008, 4:23 pm
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Pubblichiamo l’intervista di Fabio De Sicot a Daniele Barbieri su “Caccia al fotone“, trasmissione in onda ogni sabato su Radio Fujiko (Bologna: 103,1 FM) dalle 10,30 alle 11,30 (da sabato 19 gennaio le interviste si potranno leggere anche sul sito del mensile Carta in uno spazio intitolato “Di futuri ce n’è tanti” dedicato alla memoria di Riccardo Mancini).

Domanda iniziale: anche se abitate a Calderara di Reno l’idea dei rifiuti che invadono le strade di Napoli vi sconvolge? Se sì, allora questo libro non fa per voi. L’invasione è ben più terrificante e vi entra in casa dai tubi. Fogne a domicilio.
Non per caso questo «Clone» del 1965, scritto a 4 mani dall’ottima Kate Wilhelm e dal più oscuro Theodore Thomas, era stato intitolato in una versione precedente «Dalle fogne di Chicago». Ora la Collezione Urania lo ripropone con il titolo originale. Il libro inizia citando dal dizionario Webster la definizione di clone. Poi sarà un continuo scandire i minuti o le ore. Tutta l’azione – gran ritmo – è concentrata in circa 16 ore. Si parte alle 0,33 con la città che dorme o sonnecchia. Ma sotto la superficie stradale… «il complesso di composti chimici trasportati dai collettori di fogne di una città è incredibile. Cibi guasti di tutti i tipi possibili […] Schiuma di saponi e detergenti, medicine gettate via, colorati, inchiostri, cosmetici, sciacquature, candeggianti, resine, enzimi e tutti i rifiuti dei processi vitali. La mescolanza di questi materiali in una varietà pressoché infinita di concentrazione e alle temperature e pressioni più disparate costituisce un crogiolo chimico da cui può scaturire qualunque cosa». Minuto per minuto seguiamo il nascere della «cosa» che ancora alle 0.51 è solo una gelatina verdognola non più grande di un granello di sabbia ma alle 7,35 già morde – e divora – l’incauta Maude, una casalinga che cerca di sturare il lavandino con il dito.
L’assalto è cominciato e si sviluppa fra terrori privati e incubi collettivi. C’è persino un sindaco che vorrebbe nascondere il disastro per non danneggiare la sua immagine. Ogni riferimento a personaggi reali è … fate voi. Nel romanzo, sia pure al prezzo di una intera città distrutta, l’invasione viene fermata. Ma è un “lieto fine” solo apparente. Perché il libro si chiude così «La città era morta ma l’uomo viveva» ma con l’aggiunta di una frase analoga a quella iniziale ovvero «Ma al di sotto di ogni grande città scorrono fiumane d’acqua cariche di elementi nutritivi e di minerali che contengono l’energia sufficiente a rendere possibile qualsiasi reazione chimica […] La mescolanza di questi materiali, in una varietà infinita di concentrazioni, costituisce un alambicco da cui può scaturire qualsiasi cosa».
Obietterete che ora c’è la raccolta differenziata. Sì e no. Se poi è vero che lo smaltimento dei rifiuti chimici più scomodi finisce alla camorra… c’è ben poco da star tranquilli.
«Blob» film, ovvero «il fluido che uccide» è del 1958. Dunque precedente a questo romanzo che però ha qualche pretesa scientifica e narrativa in più. Il successivo «Blob», quello tv, invece ci ha insegnato che da altri tubi – catodici – possono uscire quantità spaventose di Ratzinger, Mastella, Berlusconi e dei loro cloni che se fan rima con Veltroni mica è colpa nostra. A sabato prossimo.



Giornalisti interessati all’ambiente?

La Delft University, in Olanda, organizza due workshop sulla sostenibilità e sull’uso dell’acqua. Il primo l’8 e il 9 gennaio 2008, il secondo il 10 e l’11.

Chi partecipa ha tutte le spese coperte. Informazioni qui.

(danielegouthier)



Costruzioni vegetali che fioriscono
Dicembre 1, 2007, 10:50 pm
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Immaginiamo di dover ornare una bella rotatoria, di quelle che nascono in ogni angolo d’Italia (e d’Europa) oppure una piazza o anche solo una grossa aiuola. Oppure abbiamo l’incarico di allestire un angolo di giochi per bambini in un parco cittadino. Possiamo scegliere fra migliaia di combinazioni di materiali e tra numerose soluzioni architettoniche e stilistiche. Ma solo una scelta avrà il sapore della totale riusabilità, anzi nientemeno che della nuova vita. Questa scelta, poco nota in Italia, ma discretamente diffusa in Francia e in Spagna, viene chiamata tecnica della pianta viva o (in omaggio al vegetale più usato: Salix Viminalis) allestimento in salice vivo. Lo ha spiegato Joan Farré i Oliver a Cesena, nel corso di un seminario tenutosi giovedì 29 novembre 2007 all’Ecoistituto delle Tecnologie Appropriate. L’artigiano catalano, ospite dei fratelli Zavalloni (ideatori e curatori dell’Ecoistituto) ha illustrato le metodiche di coltura del salice (da cui si ricavano pali alti anche 3 metri, di modellazione e di messa a dimora, mostrando le immagini di alcune strutture intrecciate che dopo pochi mesi sono fiorite abbondantemente. Joan Farré i Oliver, dopo 25 trascorsi a creare cestini di vimini tradizionali e innovativi, ha fondato l’impresa Pont de Queros con la quale realizza grandi forme vive.

(danielegouthier)



Se gli equilibri sono fragili si aguzza l’ingegno…
Ottobre 29, 2007, 9:54 pm
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Chiude domani, 30 ottobre, la mostra interattiva Fragili Equilibri, nella quale arte e scienza si incontrano in un armonioso abbraccio culturale. Le splendide installazioni di Raffaello Ugo, con le loro acque cadenti su metallo riciclato, e i laboratori didattici guidati da Pietro Olla, fanno di questa proposta un piccolo centro della scienza. Spero che a innamorarsi di queste installazioni, come è capitato agli Amministratori di Quartu Sant’Elena, possano essere presto anche gli Amministratori della Regione, speranzosi come siamo di veder nascere in Sardegna un bel centro della scienza. Da tempo ripetiamo che Science Center significa ricchezza: innanzitutto culturale, per i cittadini e per i visitatori occasionali (come ad esempio i turisti, senza contare i visitatori intenzionali) e poi sociale (avvicinarsi alla scienza fa bene alla società). E in fondo anche economica: un punto di attrazione di turisti e di scuole in gita e di famiglie in visita può significare un pochino di lavoro in più. Per me poi è motivo di orgoglio: dopo aver visto realtà, in giro per il mondo, capaci di valorizzare anche un piccolo reperto e di costruirci intorno ottimi luoghi di attrazione, sarei felice di veder nascere un piccolo Science Center a Cagliari (secondo me lo meritiamo) come chiedono da anni anche gli amici di Scienza Società Scienza (che mettono in scena la scienza dall’8 al 15 novembre, a Cagliari, Parco delle saline di Molentargius).
Andrea Mameli, Cagliari 29 ottobre 2007