Tutti giù per terra (storie di rifiuti)


Netturbino a Napoli
Marzo 27, 2008, 5:51 pm
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Mattina di Pasqua a Napoli.

Via dei Tribunali. Piove. Piove. Piove. Come nel resto d’Italia, credo.

C’è un portico e sotto il portico un netturbino napoletano con pettorina arancione fosforescente appoggiato a una scopa verde acida. Il suo bidone con le ruote è fermo poco più in là.

E il netturbino legge, assorto e compreso.

Non è una brutta immagine e per di più ci racconta molto: del fatto che lavorano anche a Pasqua, che hanno un livello culturale almeno medio alto (leggono!), che lavorare stanca e che c’è poca consapevolezza - anche oggi - che quello è un lavoro da fare a testa alta e indefessamente, per non lasciare spazio a polemiche, critiche e accuse generalizzate.

Ma questi pensieri mi sono venuti dopo. Lì sotto la pioggia mi son detto che era proprio una bella scenetta, molto “napoletana” e molto moderna.



La stampa perde le scorie.
Marzo 4, 2008, 1:12 am
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Rifiuti misti, scorie nucleari, questioni energetiche: tutti temi che la stampa italiana cura a ondate. A quanto pare in mancanza di eventi catastrofici (o presunti tali) e soprattutto in assenza di cortocircuiti informativi politica-tv i nostri grandi giornali si mantengono sempre sotto il livello di galleggiamento. E pensare che nello stato nordamericano dello Utah (dove un tempo era Far West) oggi c’è una comunità civile in fermento per via di un bel pacco di scorie radioattive in partenza dall’Italia. Avete capito bene: rifiuti nucleari italiani destinati agli Usa.

Giornali locali, come The Salt Lake Tribune, titolano Utahns organizing opposition to Italian nuclear waste plan. Associazioni ambientaliste (The Healthy Environment Alliance of Utah) lanciano chiari appelli: Say “No, Grazie!” to Italian nuclear waste

Come non pensare, dunque, che la causa del silenzio italico non risieda nella terribile sindrome del Non in my backyard (Non nel mio cortile)? Come non immaginare che tacere può essere il modo più semplice per evitare di affrontare argomenti spinosi, come quello dell’energia nucleare (che puntualmente, a ogni consultazione elettorale, riaffiora in maniera scomposta e assai poco razionale, da una parte e dall’altra)?

I fatti sono questi. L’Italia, 20 anni dopo il referendum, ha ancora 58000 m³ di scorie nucleari così distribuite: 50.000 metri cubi di rifiuti radioattivi di prima e seconda categoria e 8.000 metri cubi dirifiuti radioattivi di terza categoria (fonte: Audizione del generale Carlo Jean alla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, 23 febbraio 2003). Di questi 36000 m³, pari a 20000 tonnellate, sono destinati allo Utah. Il blog italiano Ecoalfabeta descrive il viaggio che questo pacco radioattivo dovrebbe compiere da una parte all’altra del pianeta: 13 mila km in nave, fino alla Lousiana, poi 500 km in treno fino all’impianto di trattamento delle scorie di Bear Creek (Tennesse) e infine altri 2200 km in treno fino alla discarica di Clive (Utah). Ogni giorno i siti dei giornali Usa ci regalano qualche novità. Solo i nostri tacciono. Resteranno muti fino alla fine?

Andrea Mameli, Cagliari, 4 marzo 2008.



Vigilanti ecologici a Mumbai
Febbraio 26, 2008, 1:00 pm
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mumbai-gateway.jpgL’India è spesso un paese sorprendente, almeno per me. Sono stato a Delhi e Mumbai e nient’altro. In entrambe le città ho visto rifiuti ovunque e mi è stato detto che gran parte del problema viene risolto dai poveri che raccolgono chi le lattine, chi la carte, chi la plastica … e le vendono a microsocietà che ne fanno uso e riuso. Spontaneo e caotico ma comunque in qualche modo funzionante – dico in qualche modo perché questa politica non evita enormi quantità d’immondizie un po’ ovunque. Era il 1999.

Oggi mi capita di sentire a Radio Rai 1, che la città di Mumbai – dicesi 23 milioni di abitanti – ha istituito la figura di un apposito vigilante che multa chi disperde immondizia: dallo sputo alla cartaccia, alla carcassa di automobile o di animale. Le indicazioni? Inflessibilità nelle zone finanziarie e internazionali della città; educazione in quelle poverissime dove i cittadini vanno guidati verso comportamenti più economici ed ecologici, senza vessarli.

Obiettivo: avere un vigilante ecologico ogni 500 abitanti nel 2010.

Motivazioni: 1) non si può andare avanti così; 2) gestire bene i rifiuti conviene.

A me viene il suggerimento di osservare come va e poi se è il caso di importare in Italia una buona pratica.

(danielegouthier)



Cucine solari: dalle parole ai fatti.
Febbraio 12, 2008, 11:01 am
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Hai voglia di parlare di ridurre i consumi e limitare le emissioni di anidride carbonica. Se non si compiono azioni concrete non si andrà lontano. E le azioni concrete non sono solo quelle decise dai governi. A volte si può contribuire nel proprio piccolo. Della raccolta differenziata abbiamo parlato più volte. Oggi affrontiamo un altro tema: cucinare con il sole. Un sistema economico, pulito e divertente per ottenere dalla luce della nostra stella quello che solitamente facciamo con gas, elettricità, legna e carbone. Avete capito bene: usare il sole per cuocere i cibi. Ecco qualche semplice e concretissimo esempio: Build a solar hot dog cooker (come costruire un piccolo barbecue solare in quattro mosse) , Build a Solar Powered Parabolic Cooker! (una proposta di facilissima realizzazione). E la voce di Wikipedia anche la diffusione di questi sistemi: Solar cooker.

Buon appetito! Andrea Mameli, Cagliari, 12 febbraio 2008.



L’orrido gerbido
Febbraio 9, 2008, 6:23 pm
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Capita che dietro casa nostra ci sia un gerbido, come mi piace chiamare quell’appezzamento abbandonato in preda ai rovi e al caos. E capita che pur sollecitati i proprietari non ritengano di doverlo pulire. La conseguenza è che rovi e disordine invadono il mio normalmente ordinato giardino.

Così, da qualche tempo, tre quattro volte a inverno ci passo un paio d’ore a pulire, tagliare, sistemare. In genere lo faccio con qualche figlio. Oggi, la prima volta del 2008, è stata con me 9-anni.

Mi godo anche la cosa, è piuttosto igienico, prendo aria buona, chiacchiero, mi rilasso. Ma. Ma … Ma non mi torna questo strano rapporto col territorio che abbiamo, anche con quelle piccole parti di territorio delle quali rispondiamo per dovere di proprietà. Mi sa che quest’incuria, questa disattenzione, questo disinteresse, sono gli stessi delle monnezze campane, della non voglia di riciclare, del “gettare via” come soluzione alle cose.

L’alternativa è spendere del tempo, e spenderlo per i posti che ci stanno più vicini, riordinandoli e rendendoli visibili. Possibilmente senza spostare lo sporco e il caos nel giardino altrui - metaforicamente parlando. Ma anche rivendicando il diritto che altri non ce lo spostino nel nostro.

Sarebbe tanto sbagliato che ciascuno di noi dedicasse 10 ore all’anno al proprio territorio? Non sarebbe una soluzione ai problemi ma sicuramente vorrebbe dire gettare un nuovo sguardo sulle cose.

Forse se non ci proponessero sempre e solo di contribuire al b bene comune con i soldi (tasse) ma anche con un po’ del nostro tempo, ne uscirebbe qualcosa di buono.

(danielegouthier)



Pozzuoli ieri e oggi
Febbraio 2, 2008, 12:18 pm
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Dal sito di Repubblica rilancio foto che per me hanno dell’incredibile. A distanza di ventiquattr’ore a Pozzuoli le strade sono tornate pulite.

 pozzuoliieri.jpg          pozzuoli_oggi.jpg

Ma allora si può fare?

Non so se viverlo con speranza o con rabbia. Ditemi un po’ voi.



Un ammonimento dalle fogne di Chicago. Con ingannevole lieto fine
Gennaio 18, 2008, 4:23 pm
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Pubblichiamo l’intervista di Fabio De Sicot a Daniele Barbieri su “Caccia al fotone“, trasmissione in onda ogni sabato su Radio Fujiko (Bologna: 103,1 FM) dalle 10,30 alle 11,30 (da sabato 19 gennaio le interviste si potranno leggere anche sul sito del mensile Carta in uno spazio intitolato “Di futuri ce n’è tanti” dedicato alla memoria di Riccardo Mancini).

Domanda iniziale: anche se abitate a Calderara di Reno l’idea dei rifiuti che invadono le strade di Napoli vi sconvolge? Se sì, allora questo libro non fa per voi. L’invasione è ben più terrificante e vi entra in casa dai tubi. Fogne a domicilio.
Non per caso questo «Clone» del 1965, scritto a 4 mani dall’ottima Kate Wilhelm e dal più oscuro Theodore Thomas, era stato intitolato in una versione precedente «Dalle fogne di Chicago». Ora la Collezione Urania lo ripropone con il titolo originale. Il libro inizia citando dal dizionario Webster la definizione di clone. Poi sarà un continuo scandire i minuti o le ore. Tutta l’azione – gran ritmo - è concentrata in circa 16 ore. Si parte alle 0,33 con la città che dorme o sonnecchia. Ma sotto la superficie stradale… «il complesso di composti chimici trasportati dai collettori di fogne di una città è incredibile. Cibi guasti di tutti i tipi possibili […] Schiuma di saponi e detergenti, medicine gettate via, colorati, inchiostri, cosmetici, sciacquature, candeggianti, resine, enzimi e tutti i rifiuti dei processi vitali. La mescolanza di questi materiali in una varietà pressoché infinita di concentrazione e alle temperature e pressioni più disparate costituisce un crogiolo chimico da cui può scaturire qualunque cosa». Minuto per minuto seguiamo il nascere della «cosa» che ancora alle 0.51 è solo una gelatina verdognola non più grande di un granello di sabbia ma alle 7,35 già morde - e divora - l’incauta Maude, una casalinga che cerca di sturare il lavandino con il dito.
L’assalto è cominciato e si sviluppa fra terrori privati e incubi collettivi. C’è persino un sindaco che vorrebbe nascondere il disastro per non danneggiare la sua immagine. Ogni riferimento a personaggi reali è … fate voi. Nel romanzo, sia pure al prezzo di una intera città distrutta, l’invasione viene fermata. Ma è un “lieto fine” solo apparente. Perché il libro si chiude così «La città era morta ma l’uomo viveva» ma con l’aggiunta di una frase analoga a quella iniziale ovvero «Ma al di sotto di ogni grande città scorrono fiumane d’acqua cariche di elementi nutritivi e di minerali che contengono l’energia sufficiente a rendere possibile qualsiasi reazione chimica […] La mescolanza di questi materiali, in una varietà infinita di concentrazioni, costituisce un alambicco da cui può scaturire qualsiasi cosa».
Obietterete che ora c’è la raccolta differenziata. Sì e no. Se poi è vero che lo smaltimento dei rifiuti chimici più scomodi finisce alla camorra… c’è ben poco da star tranquilli.
«Blob» film, ovvero «il fluido che uccide» è del 1958. Dunque precedente a questo romanzo che però ha qualche pretesa scientifica e narrativa in più. Il successivo «Blob», quello tv, invece ci ha insegnato che da altri tubi – catodici – possono uscire quantità spaventose di Ratzinger, Mastella, Berlusconi e dei loro cloni che se fan rima con Veltroni mica è colpa nostra. A sabato prossimo.



Il ciclo vizioso dei rifiuti campani
Gennaio 18, 2008, 11:42 am
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Post veloce solo per segnalare uno studio del Mulino che presto uscirà ma che è già disponibile come anticipazione.

Un po’ di pensieri oltre al solito fragoroso rumore mediatico.

Buona lettura.

(danielegouthier)



Non viviamo in un sistema chiuso. Riflessioni sui rifiuti.

C’era una volta una casa sporca. Così sporca che l’amministratore di condominio decise di intervenire per farla pulire. Ma dovette chiedere una mano agli altri condomini perché la spazzatura accumulata era davvero troppa. Non tutti furono felici di seguire le indicazioni dell’amministratore, lamentandosi per il comportamento del condomino poco pulito, ma l’emergenza era tale che sarebbe stato irresponsabile tirarsi indietro. Certamente lasciar accumulare in questo modo la spazzatura dentro la propria casa non va bene: furono presi provvedimenti perché non accadesse più. Ma non si poteva restare a guardare i cumuli di spazzatura.

Quanto che sta accadendo in questi giorni con quelle 300 mila tonnellate di spazzatura accumulata a Napoli impone, brutalmente, alcune riflessioni.

In primo luogo l’emergenza rifiuti non è un meteorite piovuto dal cielo. Esistono gravi responsabilità: a vari livelli e in modi diversi, diverse cause hanno concorso nel determinare questa situazione. E non si tratta di un problema superficiale, se è vero che i rifiuti, al pari dell’acqua e dell’energia, sono i temi caldi del secolo, per tutto il pianeta. E, come rileva l’acuta analisi di Roberto Saviano (“Imprese, politici e camorra, ecco i responsabili della peste” La Repubblica, 5 gennaio 2008): “Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.”

In secondo luogo questa di Napoli sarà una lezione per tutti: senza raccolta differenziata non si va da nessuna parte.

Non dimentichiamo, infine, che non viviamo in un sistema chiuso, ciascuno nella propria città. Esportiamo e importiamo continuamente aria, acqua, cibi, persone, malattie e rifiuti. Per questo appare abbastanza insensata la protesta di chi non vuole aiutare a ripulire una città. Non possiamo, onestamente, storcere il naso per qualche tonnellata di rifiuti in più. Sarebbe come se, in una stanza, si chiedesse agli altri di non respirare. Certo, si può chiedere di evitare emissioni gassose di natura fisiologica o di non fumare, ma il respiro non si può negare a nessuno.

Nella regione in cui abito, la Sardegna, accoglieremo circa 5 mila tonnellate di rifiuti campani. Una quantità pari a quella prodotta dall’intera isola in due giorni. Senza contare che i nostri rifiuti speciali, non smaltibili in loco, varcano il mare e vengono spediti in altre regioni. In Sardegna, grazie alla raccolta differenziata, dal 2004 al 2007 il quantitativo di rifiuti prodotti si è dimezzato. E le ultime stime danno la mia regione al primo posto al sud Italia per la raccolta differenziata (i dati aggiornati - Rapporto rifiuti 2007 - saranno presentati il 6 febbraio nella sede dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Apat). La quota che smaltiremo noi non mi sembra affatto preoccupante. Proprio perché non viviamo in un sistema chiuso.

Andrea Mameli, Cagliari, 12 gennaio 2008

P.S. Ho sentito voci di dissenso, rispetto alla decisione di accettare rifiuti napoletani, da parte di esponenti politici della mia città. Qualcuno ha parlato di cattiva immagine per Cagliari e per la Sardegna. A mio modesto parere la cattiva immagine non la fornisce certo l’aver accolto aliga (il nostro modo di dire spazzatura) prodotta da altri. La forniscono invece altri atteggiamenti, come quello rilevato da BBC News: Arrests in Sardinia waste clashes: Six protesters have been arrested in Sardinia after clashes with Italian police over tonnes of rubbish shipped to the island from Naples o da Al Jazeera: Al Jazeera: Violence in Sardinia over rubbish.

P.S. 2 Le proteste contro i rifiuti provenienti da Napoli costituiscono un caso da manuale del cosidetto effetto NIMBY (Not In My Back Yard): cioè fate pure le discariche, i termovalirizzatori, gli inceneritori, tutto quello che serve purché non lo facciate nel mio giardino (o letteralmente nel cortile sul retro di casa). Si tratta a mio avviso di proteste largamente ingiustificate, frutto di scarsa conoscenza dei fatti. Ma uno dei problemi risiede proprio in questo deficit di comunicazione. E lo scarso coinvolgimento delle popolazioni e degli amministratori locali (e le contemporanee, colpevoli, azioni di disinformazione) hanno ingigantito il problema. Ancora una volta paghiamo il prezzo di non aver considerato importante comunicare (i fatti, la scienza, il rischio, le cifre) e così chi intendeva cavalcare la protesta ha avuto gioco facile.



La peste a Gomorra
Gennaio 7, 2008, 6:13 pm
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Roberto Saviano è un giovane coraggioso, uno scrittore lucido e non ha paura di dire che il re e nudo. È quello che fa in questo articolo su Repubblica: Imprese, politici e camorra ecco i colpevoli della peste.

Ci sono i numeri caldi e pulsanti dei tumori e delle morti: in quantità abnorme per un territorio tanto circoscritto. Ma c’è soprattutto l’indice puntato contro le imprese del Nord-Est (cioè di qui, dal punto di vista di chi scrive).

E poi c’è il sottofondo, il non detto, il costume di tutti noi, l’abitudine, l’inerzia, i consumi esagerati e incontenibili, la forma mentis arcaica e sporcacciona.

Insomma, leggete Saviano ché la peste e alle porte.

(danielegouthier)