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Archive for gennaio 2008

Pubblichiamo l’intervista di Fabio De Sicot a Daniele Barbieri su “Caccia al fotone“, trasmissione in onda ogni sabato su Radio Fujiko (Bologna: 103,1 FM) dalle 10,30 alle 11,30 (da sabato 19 gennaio le interviste si potranno leggere anche sul sito del mensile Carta in uno spazio intitolato “Di futuri ce n’è tanti” dedicato alla memoria di Riccardo Mancini).

Domanda iniziale: anche se abitate a Calderara di Reno l’idea dei rifiuti che invadono le strade di Napoli vi sconvolge? Se sì, allora questo libro non fa per voi. L’invasione è ben più terrificante e vi entra in casa dai tubi. Fogne a domicilio.
Non per caso questo «Clone» del 1965, scritto a 4 mani dall’ottima Kate Wilhelm e dal più oscuro Theodore Thomas, era stato intitolato in una versione precedente «Dalle fogne di Chicago». Ora la Collezione Urania lo ripropone con il titolo originale. Il libro inizia citando dal dizionario Webster la definizione di clone. Poi sarà un continuo scandire i minuti o le ore. Tutta l’azione – gran ritmo – è concentrata in circa 16 ore. Si parte alle 0,33 con la città che dorme o sonnecchia. Ma sotto la superficie stradale… «il complesso di composti chimici trasportati dai collettori di fogne di una città è incredibile. Cibi guasti di tutti i tipi possibili […] Schiuma di saponi e detergenti, medicine gettate via, colorati, inchiostri, cosmetici, sciacquature, candeggianti, resine, enzimi e tutti i rifiuti dei processi vitali. La mescolanza di questi materiali in una varietà pressoché infinita di concentrazione e alle temperature e pressioni più disparate costituisce un crogiolo chimico da cui può scaturire qualunque cosa». Minuto per minuto seguiamo il nascere della «cosa» che ancora alle 0.51 è solo una gelatina verdognola non più grande di un granello di sabbia ma alle 7,35 già morde – e divora – l’incauta Maude, una casalinga che cerca di sturare il lavandino con il dito.
L’assalto è cominciato e si sviluppa fra terrori privati e incubi collettivi. C’è persino un sindaco che vorrebbe nascondere il disastro per non danneggiare la sua immagine. Ogni riferimento a personaggi reali è … fate voi. Nel romanzo, sia pure al prezzo di una intera città distrutta, l’invasione viene fermata. Ma è un “lieto fine” solo apparente. Perché il libro si chiude così «La città era morta ma l’uomo viveva» ma con l’aggiunta di una frase analoga a quella iniziale ovvero «Ma al di sotto di ogni grande città scorrono fiumane d’acqua cariche di elementi nutritivi e di minerali che contengono l’energia sufficiente a rendere possibile qualsiasi reazione chimica […] La mescolanza di questi materiali, in una varietà infinita di concentrazioni, costituisce un alambicco da cui può scaturire qualsiasi cosa».
Obietterete che ora c’è la raccolta differenziata. Sì e no. Se poi è vero che lo smaltimento dei rifiuti chimici più scomodi finisce alla camorra… c’è ben poco da star tranquilli.
«Blob» film, ovvero «il fluido che uccide» è del 1958. Dunque precedente a questo romanzo che però ha qualche pretesa scientifica e narrativa in più. Il successivo «Blob», quello tv, invece ci ha insegnato che da altri tubi – catodici – possono uscire quantità spaventose di Ratzinger, Mastella, Berlusconi e dei loro cloni che se fan rima con Veltroni mica è colpa nostra. A sabato prossimo.

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Post veloce solo per segnalare uno studio del Mulino che presto uscirà ma che è già disponibile come anticipazione.

Un po’ di pensieri oltre al solito fragoroso rumore mediatico.

Buona lettura.

(danielegouthier)

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C’era una volta una casa sporca. Così sporca che l’amministratore di condominio decise di intervenire per farla pulire. Ma dovette chiedere una mano agli altri condomini perché la spazzatura accumulata era davvero troppa. Non tutti furono felici di seguire le indicazioni dell’amministratore, lamentandosi per il comportamento del condomino poco pulito, ma l’emergenza era tale che sarebbe stato irresponsabile tirarsi indietro. Certamente lasciar accumulare in questo modo la spazzatura dentro la propria casa non va bene: furono presi provvedimenti perché non accadesse più. Ma non si poteva restare a guardare i cumuli di spazzatura.

Quanto che sta accadendo in questi giorni con quelle 300 mila tonnellate di spazzatura accumulata a Napoli impone, brutalmente, alcune riflessioni.

In primo luogo l’emergenza rifiuti non è un meteorite piovuto dal cielo. Esistono gravi responsabilità: a vari livelli e in modi diversi, diverse cause hanno concorso nel determinare questa situazione. E non si tratta di un problema superficiale, se è vero che i rifiuti, al pari dell’acqua e dell’energia, sono i temi caldi del secolo, per tutto il pianeta. E, come rileva l’acuta analisi di Roberto Saviano (“Imprese, politici e camorra, ecco i responsabili della peste” La Repubblica, 5 gennaio 2008): “Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.”

In secondo luogo questa di Napoli sarà una lezione per tutti: senza raccolta differenziata non si va da nessuna parte.

Non dimentichiamo, infine, che non viviamo in un sistema chiuso, ciascuno nella propria città. Esportiamo e importiamo continuamente aria, acqua, cibi, persone, malattie e rifiuti. Per questo appare abbastanza insensata la protesta di chi non vuole aiutare a ripulire una città. Non possiamo, onestamente, storcere il naso per qualche tonnellata di rifiuti in più. Sarebbe come se, in una stanza, si chiedesse agli altri di non respirare. Certo, si può chiedere di evitare emissioni gassose di natura fisiologica o di non fumare, ma il respiro non si può negare a nessuno.

Nella regione in cui abito, la Sardegna, accoglieremo circa 5 mila tonnellate di rifiuti campani. Una quantità pari a quella prodotta dall’intera isola in due giorni. Senza contare che i nostri rifiuti speciali, non smaltibili in loco, varcano il mare e vengono spediti in altre regioni. In Sardegna, grazie alla raccolta differenziata, dal 2004 al 2007 il quantitativo di rifiuti prodotti si è dimezzato. E le ultime stime danno la mia regione al primo posto al sud Italia per la raccolta differenziata (i dati aggiornati – Rapporto rifiuti 2007 – saranno presentati il 6 febbraio nella sede dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Apat). La quota che smaltiremo noi non mi sembra affatto preoccupante. Proprio perché non viviamo in un sistema chiuso.

Andrea Mameli, Cagliari, 12 gennaio 2008

P.S. Ho sentito voci di dissenso, rispetto alla decisione di accettare rifiuti napoletani, da parte di esponenti politici della mia città. Qualcuno ha parlato di cattiva immagine per Cagliari e per la Sardegna. A mio modesto parere la cattiva immagine non la fornisce certo l’aver accolto aliga (il nostro modo di dire spazzatura) prodotta da altri. La forniscono invece altri atteggiamenti, come quello rilevato da BBC News: Arrests in Sardinia waste clashes: Six protesters have been arrested in Sardinia after clashes with Italian police over tonnes of rubbish shipped to the island from Naples o da Al Jazeera: Al Jazeera: Violence in Sardinia over rubbish.

P.S. 2 Le proteste contro i rifiuti provenienti da Napoli costituiscono un caso da manuale del cosidetto effetto NIMBY (Not In My Back Yard): cioè fate pure le discariche, i termovalirizzatori, gli inceneritori, tutto quello che serve purché non lo facciate nel mio giardino (o letteralmente nel cortile sul retro di casa). Si tratta a mio avviso di proteste largamente ingiustificate, frutto di scarsa conoscenza dei fatti. Ma uno dei problemi risiede proprio in questo deficit di comunicazione. E lo scarso coinvolgimento delle popolazioni e degli amministratori locali (e le contemporanee, colpevoli, azioni di disinformazione) hanno ingigantito il problema. Ancora una volta paghiamo il prezzo di non aver considerato importante comunicare (i fatti, la scienza, il rischio, le cifre) e così chi intendeva cavalcare la protesta ha avuto gioco facile.

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Roberto Saviano è un giovane coraggioso, uno scrittore lucido e non ha paura di dire che il re e nudo. È quello che fa in questo articolo su Repubblica: Imprese, politici e camorra ecco i colpevoli della peste.

Ci sono i numeri caldi e pulsanti dei tumori e delle morti: in quantità abnorme per un territorio tanto circoscritto. Ma c’è soprattutto l’indice puntato contro le imprese del Nord-Est (cioè di qui, dal punto di vista di chi scrive).

E poi c’è il sottofondo, il non detto, il costume di tutti noi, l’abitudine, l’inerzia, i consumi esagerati e incontenibili, la forma mentis arcaica e sporcacciona.

Insomma, leggete Saviano ché la peste e alle porte.

(danielegouthier)

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E adesso la pubblicità, come cantava quel tale.

Quibio è il primo e-negozio di prodotti usa e getta biodegradabili e compostabili al 100%.

Sta in Sardegna ma fa consegne in 48 ore gratuite su tutto il territorio nazionale, non male, vero?

Posate, piatti, bicchieri, tovaglioli, ma anche pannolini, giocattoli, teli, sacchetti, imballaggi e cancelleria.

Da provare, anche perché i prezzi non sembrano alti.

(danielegouthier)

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