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Archive for marzo 2008

Mattina di Pasqua a Napoli.

Via dei Tribunali. Piove. Piove. Piove. Come nel resto d’Italia, credo.

C’è un portico e sotto il portico un netturbino napoletano con pettorina arancione fosforescente appoggiato a una scopa verde acida. Il suo bidone con le ruote è fermo poco più in là.

E il netturbino legge, assorto e compreso.

Non è una brutta immagine e per di più ci racconta molto: del fatto che lavorano anche a Pasqua, che hanno un livello culturale almeno medio alto (leggono!), che lavorare stanca e che c’è poca consapevolezza – anche oggi – che quello è un lavoro da fare a testa alta e indefessamente, per non lasciare spazio a polemiche, critiche e accuse generalizzate.

Ma questi pensieri mi sono venuti dopo. Lì sotto la pioggia mi son detto che era proprio una bella scenetta, molto “napoletana” e molto moderna.

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Rifiuti misti, scorie nucleari, questioni energetiche: tutti temi che la stampa italiana cura a ondate. A quanto pare in mancanza di eventi catastrofici (o presunti tali) e soprattutto in assenza di cortocircuiti informativi politica-tv i nostri grandi giornali si mantengono sempre sotto il livello di galleggiamento. E pensare che nello stato nordamericano dello Utah (dove un tempo era Far West) oggi c’è una comunità civile in fermento per via di un bel pacco di scorie radioattive in partenza dall’Italia. Avete capito bene: rifiuti nucleari italiani destinati agli Usa.

Giornali locali, come The Salt Lake Tribune, titolano Utahns organizing opposition to Italian nuclear waste plan. Associazioni ambientaliste (The Healthy Environment Alliance of Utah) lanciano chiari appelli: Say “No, Grazie!” to Italian nuclear waste

Come non pensare, dunque, che la causa del silenzio italico non risieda nella terribile sindrome del Non in my backyard (Non nel mio cortile)? Come non immaginare che tacere può essere il modo più semplice per evitare di affrontare argomenti spinosi, come quello dell’energia nucleare (che puntualmente, a ogni consultazione elettorale, riaffiora in maniera scomposta e assai poco razionale, da una parte e dall’altra)?

I fatti sono questi. L’Italia, 20 anni dopo il referendum, ha ancora 58000 m³ di scorie nucleari così distribuite: 50.000 metri cubi di rifiuti radioattivi di prima e seconda categoria e 8.000 metri cubi dirifiuti radioattivi di terza categoria (fonte: Audizione del generale Carlo Jean alla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, 23 febbraio 2003). Di questi 36000 m³, pari a 20000 tonnellate, sono destinati allo Utah. Il blog italiano Ecoalfabeta descrive il viaggio che questo pacco radioattivo dovrebbe compiere da una parte all’altra del pianeta: 13 mila km in nave, fino alla Lousiana, poi 500 km in treno fino all’impianto di trattamento delle scorie di Bear Creek (Tennesse) e infine altri 2200 km in treno fino alla discarica di Clive (Utah). Ogni giorno i siti dei giornali Usa ci regalano qualche novità. Solo i nostri tacciono. Resteranno muti fino alla fine?

Andrea Mameli, Cagliari, 4 marzo 2008.

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