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Archive for febbraio 2010

Trovo adorabili questi topi che fuggono dal pifferaio magico nell’opera di Davide Lazzarini esposta nel museo del riciclo.

(danielegouthier)

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Leggo sul sempre giudizioso Giudizio Universale questo articolo di Viola Rispoli e ve lo rilancio paro paro, perché quando qualcosa è scritto bene non c’è motivo di rimetterci le mani.

(danielegouthier)

E’ una semplice coppetta in silicone: più comoda, più sicura, più economica, infinitamente più ecologica dei tradizionali assorbenti, potrebbe segnare la fine di un’epoca. (altro…)

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Second life di una lampadina

Quante lampadine cambiamo all’anno? Non poche e per tutte il destino è uno solo: il cestino dell’immondizia.
O, almeno, così crediamo.
In realtà, Marrai a fura ci propone una gustosissima panoramica di utilizzi possibili di lampadine bruciate.

Si va dai vasi per fiori ai porta candele, passando per gli acquari e dei lampadari dall’estetica piuttosto gradevole.

E poi: spazio alla creatività, ma soprattutto pensiamoci bene prima di gettare la prossima.

(danielegouthier)

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Carnevale, si sa, porta con sé una miriade di scherzi, coriandoli, vestiti e, per la gioia dei più golosi, tonnellate e tonnellate di dolci. Ogni anno infatti zeppole, chiacchiere e castagnole soddisfano i palati più esigenti di grandi e bambini. Ma dove finisce l’olio utilizzato per cucinare simili delizie? Ahimè, la risposta è quasi scontata: nella maggior parte dei casi termina la sua vita gettato nei nostri scarichi, causando gravi danni ambientali. Dal blog www.greenme.it apprendiamo che “versato in uno specchio d’acqua, un solo litro d’olio è capace di formare una pellicola inquinante grande quanto un campo da calcio riducendone pericolosamente l’ossigenazione e rendendo non potabile un milione di litri d’acqua”. Se pensiamo che in Italia vengono immessi ogni anno 1.400.000.000 chili di olio ( www.facebook.com ) il quadro della situazione è abbastanza chiaro a tutti.

Oli esausti, li chiamano: questo perché si crede che abbiano esaurito il loro compito, che siano irrecuperabili. Forse pochi sanno che invece questi oli di scarto possono avere nuova vita ed essere riciclati. Come? Producendo biodiesel e glicerina. Il primo può essere usato come carburante, pulito per giunta, per le nostre autovetture mentre la glicerina può essere utilizzata per saponi, cosmetici e molti altri prodotti. Il biodiesel, come molti di voi sapranno, può essere generato anche a partire da mais e colza, aiutando sì l’ambiente da un lato ma ponendo anche problemi etici dall’altro (gli ettari di terreno sottratti allo scopo alimentare sono parecchi). E così, grazie al riciclo degli oli di frittura, anche quest’ultimo ostacolo è superato.

Ma a questo punto è doveroso chiedersi: cosa può fare un qualunque privato per riciclare l’olio della propria frittura di Carnevale e non solo? Dal sito www.terranauta.it possiamo apprendere consigli validi: raccogliere il proprio olio in bidoni da cinque litri e portarlo o in un ristorante o alla più vicina isola ecologica ( www.amicidelriciclo.it ), dove sarà raccolto e trattato grazie al CONOE (Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento oli e grassi vegetali e animali esausti). E se qualcuno di noi volesse divertirsi riciclando il proprio olio e producendo sapone non deve fare altro che dare un’occhiata sempre al sito www.terranauta.it. E ora mi raccomando, andate a preparare ottime zeppole e dolci di Carnevale. Gustatevele bene, fate tanti scherzi ma poi ricordatevi del vostro olio “finto esausto”. Può avere ancora tanta vita davanti a sé.

(Gianluca Carta, 16 febbraio 2010)

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Per chi, come chi scrive, è legato ai lombrichi da memorie indelebili (ricordi di epiche avventure di pesca alla trota, da bambino, tra laghetti e ruscelli) il diffuso ribrezzo per i vermi è un sentimento che semplicemente non esiste. Ma il lombrico non è, per sua fortuna, solo un’umile esca. Il lombrico è anche, e soprattutto, una delle creature più importanti tra quelle che popolano il terreno: digerisce le componenti organiche del suolo e partecipa alla formazione dell’Humus. (altro…)

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Il 26 giugno 2009, una forte esplosione avvenuta presso l’impianto di incenerimento dell’Agrideco di Scarlino (Grosseto) provocò un morto ed un ustionato grave. Il primo, Doru Martin, rumeno di 47 anni, il secondo Mario Cicchiello, sessantenne di Suvereto, sembravano essere le ennesime vittime sul lavoro, dimenticate ed archiviate. Invece, in seguito all’incidente causato dalla triturazione non corretta di circa 100 tonnellate di bombolette spray – che risultarono rifiuti della Procter&Gamble Italia SpA – in uno stabilimento autorizzato al trattamento di rifiuti non pericolosi, ebbe inizio l’operazione “Golden rubbish”, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Grosseto. Gli sviluppi dell’inchiesta sono cronaca di queste ore, con l’arresto di 23 persone e 61 indagati, tra i quali compare il nome grosso, quello di Steno Marcegaglia, patron dell’omonimo Gruppo e padre di Emma, presidente di Confindustria. L’accusa è di illecita miscelazione e smaltimento di rifiuti tramite la simulazione di operazioni di selezione, trattamento e recupero, falsificazione di documenti analitici e di trasporto ed associazione a delinquere. Inoltre, Stefano Rosi e Luca Tronconi, presidente e vice-presidente della società di intermediazione Agrideco – il cui “malaffare” secondo gli inquirenti non poteva avvenire all’oscuro dei loro diretti clienti, ovvero Procter&Gamble, Gruppo Marcegaglia e Gruppo Lucchini – dovranno rispondere anche di omicidio colposo per la morte di Doru Martin.
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Alcuni dati da vedere

Questo video della Cooperativa Erica propone un po’ di dati sui rifiuti collegandoli alle nostre scelte quotidiane. Vale la pena di dedicargli i cinque minuti che dura. Buona visione.

(danielegouthier)

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