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Archive for the ‘famiglia’ Category

Una volta i pannolini per neonati erano fatti di lino o di cotone e si lavavano dopo l’uso. Poi, nel 1961, l’ingegnere chimico Victor Mills inventò i pannolini usa e getta. Recentemente (fonte: Adnkronos) è stata calcolata la distanza coperta dai pannolini usati: 12 milioni e 300 mila km, pari a 32 volte quella fra Terra e Luna. Nei primi 3 anni di vita (fonte: Wikipedia) un bambino consuma più di 5000 pannolini che si trasformano in una tonnellata di rifiuti difficili da smaltire.
Il blog raccolta-differenziata.com segnalava già due mesi fa l’iniziativa della Knowaste: un impianto per il riciclo dei pannolini usati.
Visti i numeri non sarebbe male provare nuove soluzioni.
(Andrea Mameli, 31 gennaio 2010)
pannolini usa e getta

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Un blog sul compost

Nei miei peregrinari sulla rete in cerca di storie di rifiuti, mi sono imbattuto in PressCompost, un blog che mi è parso ottimo.

Suggerisco di leggerlo ogni tanto.

(danielegouthier)

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Ogni anno una strage: in tutto il pianeta milioni di piccoli abeti dopo due settimane di gloria finiscono la loro esistenza nel cestino dei rifiuti.
Anche perché l’incontro ravvicinato con un albero vero e vivo per quanto possa sembrare banale può rivelarsi fortemente educativo per i bambini. Come scrive Paolo Beneventi nel suo blog bambinioggi: Le sorprese dell’albero di Natale.
Quest’anno le iniziative tese a recuperare o a salvare gli alberi di Natale sono più numerose che mai. Ne citiamo solo alcune.
A Roma l’Azienda Municipalizzata dei rifiuti (AMA), l’Assessorato alle Politiche Ambientali del Verde Urbano del Comune, il Corpo Forestale dello Stato il Tgr Lazio, hanno allestito (per il sesto anno consecutivo) centri di raccolta con lo slogan: Restituisci il tuo albero di Natale alla natura. A Crotone la raccolta di alberelli e la loro successiva messa a dimora sono state promosse dall’Associazione Ambientalista FARE VERDE Crotone, in collaborazione con l’Associazione Culturale “TERRA DI MEZZO” con la collaborazione del Comune di Crotone.
Il Parco di Porto Conte (Alghero) ha organizzato un concorso per le scuole (L’Ecoalbero di Natale) per la creazione di un albero di Natale con materiale riciclato, naturale o artificiale, destinato al cestino della spazzatura di casa.
A Parigi ogni anno vengono allestiti un centinaio di punti di raccolta per pini e abeti che saranno trasformati in compost.
Dal blog rinnovabili.it apprendiamo che il sindaco di Londra, Boris Jonhson, invita le famiglie e le imprese a riciclare gli alberi di Natale. Ogni anno nella capitale inglese finiscono tra i rifiuti indifferenziati circa 35 tonnellate di conifere. Per dare l’esempio l’albero di Trafalgar Square (alto 20 metri) è stato riciclato e trasformato in cippato per poi divenire fertilizzante.
Eco-Blog ci mostra infine qualche esempio di alberi di Natale trasformati in oggetti utili e artistici (foto a sinistra: una creazione di Fabien Cappello).
(Andrea Mameli, 9 gennaio 2010)

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La lista di consigli per ridurre i rifiutiColdiretti, 5 marzo 2008 – non è per nulla impegnativa. Si tratta però di modificare abitudini e automatismi della spesa. L’apporto del singolo (calcolato in 2 Kg alla settimana) sembra irrisorio, ma come sappiamo questi numeri crescono, e di molto, se applicati su larga scala. E perché la Coldiretti? Semplice: il settore agroalimentare, con oltre i 2/3 del totale, è il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio. E la causa risiede anche nelle strategie di marketing che puntano sulle confezioni per favorire le vendite.

Ecco alcuni consigli: scegliendo legumi al mercato, invece che in scatola, la pattumiera si alleggerisce di 220 grammi di metallo (per 4 scatole); l’insalata fresca permette di fare a meno di 80 grammi di plastica; sugo e ragù fatti in casa consentono un risparmio di vetro e cartone di mezzo kg in tutto; l’uso di acqua del rubinetto farebbe risparmiare 500 grammi di plastica.

I 5 punti del Vademecum Coldiretti:

  • Scegli alimenti freschi (frutta, verdura, carne, formaggi) invece di quelli confezionati, magari acquistandoli direttamente dai produttori agricoli.
  • Utilizza borse per la spesa fatte con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale (bio shoppers) o di tela invece di quelle in plastica.
  • Bevi acqua dal rubinetto invece di acquistare acqua minerale, evitando di dover buttare le bottiglie di plastica.
  • Non acquistare i prodotti usa e getta come bicchieri e piatti, a meno che non siano fatti di materiale biodegradabile.
  • Acquista prodotti in confezioni riciclabili o riciclate.
  • Scegli confezioni famiglia invece di quelle monodose.
  • Acquista latte dai distributori alla spina e vino e olio direttamente dal produttore, che ti consentono di riutilizzare le bottiglie evitando di produrre rifiuti.

Andrea Mameli, Cagliari, 26 maggio 2008.

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Da mercoledì 30 aprile, la nostra casa finalmente è dotata di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica.

Abbiamo firmato con l’Enel un contratto del tipo “conto energia”. Vuol dire che abbiamo due contatori. Il primo misura quanto produciamo e tutta la produzione ci viene pagata 49 centesimi di euro al kilowatt. Il secondo misura la differenza tra quanto consumiamo e quanto produciamo. Se consumiamo in eccesso, paghiamo quell’energia 17 centesimi di euro al kilowatt. Se produciamo in eccesso, il di più ci viene tenuto da parte per tre anni.

Una famiglia che ha dei risparmi da parte (non pochissimi, in realtà) o che ha la possibilità di fare un mutuo, può vedere l’impianto fotovoltaico come una forma di gestione del risparmio sul medio-lungo periodo.

Sul breve periodo si abbattono le bollette dell’elettricità e sul contatore si legge momento per momento quanta anidride carbonica si risparmia all’atmosfera.

Un minuscolo contributo per sporcare meno il mondo.

Noi ne siamo contenti.

(danielegouthier)

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C’era una volta una casa sporca. Così sporca che l’amministratore di condominio decise di intervenire per farla pulire. Ma dovette chiedere una mano agli altri condomini perché la spazzatura accumulata era davvero troppa. Non tutti furono felici di seguire le indicazioni dell’amministratore, lamentandosi per il comportamento del condomino poco pulito, ma l’emergenza era tale che sarebbe stato irresponsabile tirarsi indietro. Certamente lasciar accumulare in questo modo la spazzatura dentro la propria casa non va bene: furono presi provvedimenti perché non accadesse più. Ma non si poteva restare a guardare i cumuli di spazzatura.

Quanto che sta accadendo in questi giorni con quelle 300 mila tonnellate di spazzatura accumulata a Napoli impone, brutalmente, alcune riflessioni.

In primo luogo l’emergenza rifiuti non è un meteorite piovuto dal cielo. Esistono gravi responsabilità: a vari livelli e in modi diversi, diverse cause hanno concorso nel determinare questa situazione. E non si tratta di un problema superficiale, se è vero che i rifiuti, al pari dell’acqua e dell’energia, sono i temi caldi del secolo, per tutto il pianeta. E, come rileva l’acuta analisi di Roberto Saviano (“Imprese, politici e camorra, ecco i responsabili della peste” La Repubblica, 5 gennaio 2008): “Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.”

In secondo luogo questa di Napoli sarà una lezione per tutti: senza raccolta differenziata non si va da nessuna parte.

Non dimentichiamo, infine, che non viviamo in un sistema chiuso, ciascuno nella propria città. Esportiamo e importiamo continuamente aria, acqua, cibi, persone, malattie e rifiuti. Per questo appare abbastanza insensata la protesta di chi non vuole aiutare a ripulire una città. Non possiamo, onestamente, storcere il naso per qualche tonnellata di rifiuti in più. Sarebbe come se, in una stanza, si chiedesse agli altri di non respirare. Certo, si può chiedere di evitare emissioni gassose di natura fisiologica o di non fumare, ma il respiro non si può negare a nessuno.

Nella regione in cui abito, la Sardegna, accoglieremo circa 5 mila tonnellate di rifiuti campani. Una quantità pari a quella prodotta dall’intera isola in due giorni. Senza contare che i nostri rifiuti speciali, non smaltibili in loco, varcano il mare e vengono spediti in altre regioni. In Sardegna, grazie alla raccolta differenziata, dal 2004 al 2007 il quantitativo di rifiuti prodotti si è dimezzato. E le ultime stime danno la mia regione al primo posto al sud Italia per la raccolta differenziata (i dati aggiornati – Rapporto rifiuti 2007 – saranno presentati il 6 febbraio nella sede dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Apat). La quota che smaltiremo noi non mi sembra affatto preoccupante. Proprio perché non viviamo in un sistema chiuso.

Andrea Mameli, Cagliari, 12 gennaio 2008

P.S. Ho sentito voci di dissenso, rispetto alla decisione di accettare rifiuti napoletani, da parte di esponenti politici della mia città. Qualcuno ha parlato di cattiva immagine per Cagliari e per la Sardegna. A mio modesto parere la cattiva immagine non la fornisce certo l’aver accolto aliga (il nostro modo di dire spazzatura) prodotta da altri. La forniscono invece altri atteggiamenti, come quello rilevato da BBC News: Arrests in Sardinia waste clashes: Six protesters have been arrested in Sardinia after clashes with Italian police over tonnes of rubbish shipped to the island from Naples o da Al Jazeera: Al Jazeera: Violence in Sardinia over rubbish.

P.S. 2 Le proteste contro i rifiuti provenienti da Napoli costituiscono un caso da manuale del cosidetto effetto NIMBY (Not In My Back Yard): cioè fate pure le discariche, i termovalirizzatori, gli inceneritori, tutto quello che serve purché non lo facciate nel mio giardino (o letteralmente nel cortile sul retro di casa). Si tratta a mio avviso di proteste largamente ingiustificate, frutto di scarsa conoscenza dei fatti. Ma uno dei problemi risiede proprio in questo deficit di comunicazione. E lo scarso coinvolgimento delle popolazioni e degli amministratori locali (e le contemporanee, colpevoli, azioni di disinformazione) hanno ingigantito il problema. Ancora una volta paghiamo il prezzo di non aver considerato importante comunicare (i fatti, la scienza, il rischio, le cifre) e così chi intendeva cavalcare la protesta ha avuto gioco facile.

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Ideato da un papà (Giuseppe) per mostrare i giocattoli che realizza per i suoi bambini (Tommaso e Filippo), il sito Giocomania è una vastissima rassegna Web di proposte intelligenti. Dai motorini elettrici alle bambole di pezza, dalle barchette di carta alle cacce al tesoro. In quasi tutti i casi si utilizzano oggetti e materiali facili da reperire in casa. Ma una sezione è dedicata ai Giocattoli di spazzatura: razzi e astronavi da costruire con poche semplici cose. Davvero invitante.

Andrea Mameli (Cagliari, 23 dicembre 2007)

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