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Archive for the ‘spazi pubblici’ Category

Manga Farming è il nome di una coltivazione fatta crescere in mezzo ai fumetti. L’artista, Koshi Kawashi depone i semi delle piantine tra le pagine di giornalini legati in mazzetti, il resto lo fanno la luce e l’acqua.
In Giappone la tiratura dei Manga è elevatissima e con essa il numero di giornalini abbandonati ogni giorno. Allora perché non trasformare la carta da substrato di cultura a substrato di coltura?
L’installazione di cui riportiamo alcune immagini vive (e vegeta) nel centro commerciale Matsuzakaya (Nagoya).
Andrea Mameli, 18 aprile 2010
creazioni di Koshi Kawashi piante radicate nei fumetti

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Ogni anno una strage: in tutto il pianeta milioni di piccoli abeti dopo due settimane di gloria finiscono la loro esistenza nel cestino dei rifiuti.
Anche perché l’incontro ravvicinato con un albero vero e vivo per quanto possa sembrare banale può rivelarsi fortemente educativo per i bambini. Come scrive Paolo Beneventi nel suo blog bambinioggi: Le sorprese dell’albero di Natale.
Quest’anno le iniziative tese a recuperare o a salvare gli alberi di Natale sono più numerose che mai. Ne citiamo solo alcune.
A Roma l’Azienda Municipalizzata dei rifiuti (AMA), l’Assessorato alle Politiche Ambientali del Verde Urbano del Comune, il Corpo Forestale dello Stato il Tgr Lazio, hanno allestito (per il sesto anno consecutivo) centri di raccolta con lo slogan: Restituisci il tuo albero di Natale alla natura. A Crotone la raccolta di alberelli e la loro successiva messa a dimora sono state promosse dall’Associazione Ambientalista FARE VERDE Crotone, in collaborazione con l’Associazione Culturale “TERRA DI MEZZO” con la collaborazione del Comune di Crotone.
Il Parco di Porto Conte (Alghero) ha organizzato un concorso per le scuole (L’Ecoalbero di Natale) per la creazione di un albero di Natale con materiale riciclato, naturale o artificiale, destinato al cestino della spazzatura di casa.
A Parigi ogni anno vengono allestiti un centinaio di punti di raccolta per pini e abeti che saranno trasformati in compost.
Dal blog rinnovabili.it apprendiamo che il sindaco di Londra, Boris Jonhson, invita le famiglie e le imprese a riciclare gli alberi di Natale. Ogni anno nella capitale inglese finiscono tra i rifiuti indifferenziati circa 35 tonnellate di conifere. Per dare l’esempio l’albero di Trafalgar Square (alto 20 metri) è stato riciclato e trasformato in cippato per poi divenire fertilizzante.
Eco-Blog ci mostra infine qualche esempio di alberi di Natale trasformati in oggetti utili e artistici (foto a sinistra: una creazione di Fabien Cappello).
(Andrea Mameli, 9 gennaio 2010)

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A Conegliano (TV) ha sede la Savno (Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale), il locale consorzio che gestisce i rifiuti.

E la Savno, il 30 maggio, ha inaugurato la sua nuova sede: il primo edificio interamente ecologico ed eco-compatibile d’Italia.

Due piani, per una superficie di 600 metri quadrati, l’edificio è stato realizzato in ogni sua parte, dalle fondamenta fino al tetto, utilizzando rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, come l’acciaio, metallo riciclato e riciclabile all’infinito e soprattutto non dannoso per l’uomo, che ne compone la struttura portante.

Dal recupero delle bottiglie in Pet provenienti dalla differenziata dei 35 Comuni trevigiani, derivano gli speciali fogli in poliestere utilizzati per l’isolamento termo-acustico della struttura. Si tratta di fibre di plastica altamente fono e termoisolanti, “termolegati” cioè privi di resine leganti e colle, nonché autoestinguenti, vale a dire che non producono fumi tossici in caso di incendio. (altro…)

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Dice l’ingegnere olandese Roelof Schuiling del centro di ricerca nazionale sulla geochimica che le piramidi sono ovunque un’attrazione che piace ai turisti: dall’Egitto ai Maya. Piramidi moderne potrebbero attrarre verso le città moderne frotte di moderni turisti.

Dice anche che il problema dei rifiuti è IL problema. Non solo in Europa, Italia, Napoli. Ma all over the world.

E fa due più due, dal suo punto di vista, che è quello della geochimica.

Dice l’ingegner Schuiling che si potrebbero prendere i rifiuti mischiarli al cemento e farci un bel materiale solido e versatile.

Certo, forse non vorremmo avere le nostre case, scuole, ospedali costruite con ‘a monnezza. Ma forse potremmo accettare di erigere delle fantastiche piramide che attirino turisti nelle nostre città

In fondo il faraone era il motore dell’economia e della società egiziana, era croce e delizia dei suoi sudditi. Non molto diversamente dai rifiuti (pardon, consumi) che muovono la nostra economia e la nostra società. Che certamente ci deliziano e che oggi sembrano proprio metterci in croce.

Proposta paradossalmente credibile e realistica.

PS: vedo nell’idea delle piramidi anche un elemento etico. Ci sarebbe il fatto non trascurabile che i rifiuti rimarrebbero vicino a chi li produce (chi vorrebbe privarsi di cotanta attrazione turistica?) e non avremmo gli indegni e illegali girovagare che caratterizzano oggi la situazione italiana.

(danielegouthier)

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Mattina di Pasqua a Napoli.

Via dei Tribunali. Piove. Piove. Piove. Come nel resto d’Italia, credo.

C’è un portico e sotto il portico un netturbino napoletano con pettorina arancione fosforescente appoggiato a una scopa verde acida. Il suo bidone con le ruote è fermo poco più in là.

E il netturbino legge, assorto e compreso.

Non è una brutta immagine e per di più ci racconta molto: del fatto che lavorano anche a Pasqua, che hanno un livello culturale almeno medio alto (leggono!), che lavorare stanca e che c’è poca consapevolezza – anche oggi – che quello è un lavoro da fare a testa alta e indefessamente, per non lasciare spazio a polemiche, critiche e accuse generalizzate.

Ma questi pensieri mi sono venuti dopo. Lì sotto la pioggia mi son detto che era proprio una bella scenetta, molto “napoletana” e molto moderna.

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mumbai-gateway.jpgL’India è spesso un paese sorprendente, almeno per me. Sono stato a Delhi e Mumbai e nient’altro. In entrambe le città ho visto rifiuti ovunque e mi è stato detto che gran parte del problema viene risolto dai poveri che raccolgono chi le lattine, chi la carte, chi la plastica … e le vendono a microsocietà che ne fanno uso e riuso. Spontaneo e caotico ma comunque in qualche modo funzionante – dico in qualche modo perché questa politica non evita enormi quantità d’immondizie un po’ ovunque. Era il 1999.

Oggi mi capita di sentire a Radio Rai 1, che la città di Mumbai – dicesi 23 milioni di abitanti – ha istituito la figura di un apposito vigilante che multa chi disperde immondizia: dallo sputo alla cartaccia, alla carcassa di automobile o di animale. Le indicazioni? Inflessibilità nelle zone finanziarie e internazionali della città; educazione in quelle poverissime dove i cittadini vanno guidati verso comportamenti più economici ed ecologici, senza vessarli.

Obiettivo: avere un vigilante ecologico ogni 500 abitanti nel 2010.

Motivazioni: 1) non si può andare avanti così; 2) gestire bene i rifiuti conviene.

A me viene il suggerimento di osservare come va e poi se è il caso di importare in Italia una buona pratica.

(danielegouthier)

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Capita che dietro casa nostra ci sia un gerbido, come mi piace chiamare quell’appezzamento abbandonato in preda ai rovi e al caos. E capita che pur sollecitati i proprietari non ritengano di doverlo pulire. La conseguenza è che rovi e disordine invadono il mio normalmente ordinato giardino.

Così, da qualche tempo, tre quattro volte a inverno ci passo un paio d’ore a pulire, tagliare, sistemare. In genere lo faccio con qualche figlio. Oggi, la prima volta del 2008, è stata con me 9-anni.

Mi godo anche la cosa, è piuttosto igienico, prendo aria buona, chiacchiero, mi rilasso. Ma. Ma … Ma non mi torna questo strano rapporto col territorio che abbiamo, anche con quelle piccole parti di territorio delle quali rispondiamo per dovere di proprietà. Mi sa che quest’incuria, questa disattenzione, questo disinteresse, sono gli stessi delle monnezze campane, della non voglia di riciclare, del “gettare via” come soluzione alle cose.

L’alternativa è spendere del tempo, e spenderlo per i posti che ci stanno più vicini, riordinandoli e rendendoli visibili. Possibilmente senza spostare lo sporco e il caos nel giardino altrui – metaforicamente parlando. Ma anche rivendicando il diritto che altri non ce lo spostino nel nostro.

Sarebbe tanto sbagliato che ciascuno di noi dedicasse 10 ore all’anno al proprio territorio? Non sarebbe una soluzione ai problemi ma sicuramente vorrebbe dire gettare un nuovo sguardo sulle cose.

Forse se non ci proponessero sempre e solo di contribuire al bene comune con i soldi (tasse) ma anche con un po’ del nostro tempo, ne uscirebbe qualcosa di buono.

(danielegouthier)

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