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Archive for the ‘zona franca’ Category

Il vostro albero di Natale perde pezzi? Allora forse, dal prossimo anno, sarà il caso di utilizzare materiale più robusto e per di più riciclato. Il sempre ottimo www.ecoblog.it ci dà una dimostrazione delle mille e uno possibilità che ognuno di noi ha per poter allestire un albero di natale colorato e sostenibile. Per cui, è bene sin da subito cominciare a riporre in soffitta ogni aggeggio che vi possa sembrare utile per il vostro futuro albero di Natale: carta, fili elettrici, lattine, vassoi, bastoni e altro ancora.

Se invece siete stufi di raccogliere i cocci delle palle che inesorabilmente si staccano dall’albero, dovreste essere lieti di sapere che anche per tali oggetti ornamentali è possibile un riuso sostenibile: abbiamo qui un esempio di come le palle di Natale possano diventare in men che non si dica dei deliziosi nidi per uccellini.

Qualora inoltre abbiate ricevuto dei CD in doppia copia, nessun cassonetto  potrà mai essere così utile come la vostra fantasia: osservate infatti come Laura ha ben pensato di riutilizzare i propri CD confezionando dei carinissimi quadri a tema natalizio.

Che dire? La buona arte del riciclo non si prende ferie neanche per Natale. A voi il divertente compito di rendere sostenibile il Natale appena trascorso! Ultima chicca: pensavate di buttare la carte dei regali appena ricevuti? Guardate un po’ qui cosa è possibile fare con la carta-regalo: festoni, giochi e altro ancora. E buone feste a tutti!!!

 

Gianluca Carta (27/12/2010)

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maglia gialla brasile 2010 in poliestere riciclato

maglia 2010 in poliestere riciclato

Alcune nazionali che partecipano ai Mondiali di Calcio indosseranno bottiglie di plastica. Sono le squadre che adottano la Nike come fornitore: maglietta e calzoncini sono interamente realizzate in poliestere riciclato. Ogni maglia è prodotta con la plastica di 8 bottiglie.

Con questo processo non solo si evita l’utilizzo di poliestere vergine ma si riduce il consumo di energia del 30%. L’impiego di poliestere riciclato, secondo la casa statunitense, permetterà di far uscire dal ciclo dei rifiuti 13 milioni di bottiglie di plastica, per un totale di 254 tonnellate di poliestere. Una quantità di bottiglie che, se messe in fila, coprirebbero oltre 3.000 chilometri.

(Andrea Mameli, Cagliari, 16 giugno 2010)

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I Compact Disk, meglio conosciuti col nome di CD, sono fra gli oggetti che stuzzicano maggiormente la fantasia degli artisti del riciclo.  Spulciando qua e là nel web, e districandoci fra blog e siti che si occupano di riciclo e sostenibilità ambientale, possiamo trovare molti esempi di oggetti creati con CD usati e quindi non più adatti alla loro funzione originaria. Il sempre ottimo www.greenme.it ci suggerisce addirittura 5 diversi modi per riciclare al meglio i nostri CD: un poggia-cellulare, un fornello solare, una targa personalizzata per la propria bicicletta, una lampada e addirittura un ventilatore!  Su www.paneamoreecreativita.it si propone invece di usare i vecchi CD come spaventapasseri per il proprio orto (soluzione già vista personalmente all’ingresso di AREA Science Park di Trieste). Infine, per i più creativi artisti del riciclo, i CD possono rappresentare anche una fonte preziosa, e soprattutto luminosa, per arredare le nostre case. A tal proposito Il sito www.genitronsviluppo.com ci mostra splendidi lampadari di CD usati, creati da due bravissimi eco designer: guardare per illuminarsi gli occhi!

(Gianluca Carta, 13/05/2010)

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Uno dei territori più depressi d’Italia, soggetto a forte disoccupazione e galoppante emigrazione, già sfruttato in diversi settori da multinazionali di ogni tipo, rischia di diventare definitivamente un hub della “monnezza”, con scelte politiche e programmatiche pronte a virare verso l’incenerimento, in nome di un’emergenza rifiuti che non ha nulla da invidiare alle vicine Calabria e Campania, regioni commissariate proprio sulla gestione dei rifiuti. Infatti, in un incontro convocato dal presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo – al quale hanno partecipato l’assessore regionale all’Ambiente, Agatino Mancusi, i presidenti delle province di Matera e Potenza, Franco Stella e Piero Lacorazza, il sindaco di Matera, Salvatore Adduce, il commissario unico degli ATO rifiuti, Sabino Altobello, oltre a funzionari e tecnici regionali – si è deciso di favorire l’intervento di capitali privati nel finanziamento dell’impiantistica. Continua a leggere

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A volte le buone notizie arrivano anche da territori meno fortunati del nostro, dove quotidianamente si devono affrontare problemi derivanti da recenti conflitti. È il caso del Libano, dove si è inaugurato pochi giorni fa un grande impianto di smaltimento dei rifiuti e compostaggio, in grado di rendere autosufficienti la municipalità di Bint Jbeil e i comuni circostanti. L’iniziativa, promossa dalla Ong COSV e appoggiata dalla Direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina,  ha previsto la realizzazione delle adeguate infrastrutture e apparecchiature oltre che l’addestramento del personale tecnico ed amministrativo. Fondamentale è stata inoltre l’opera di sensibilizzazione svolta presso la popolazione locale per introdurre le buone pratiche della raccolta differenziata.  “Siamo riusciti a coinvolgere non solo scuole e strutture pubbliche ma commercianti, piccole imprese e famiglie, comunicando l’importanza di una corretta raccolta dei rifiuti” – afferma Stefano Moschini, responsabile locale del Cosv. Secondo il ministero dell’Ambiente libanese, i rifiuti solidi costituiscono il 90% del totale, con conseguente rischio di proliferazione di discariche a cielo aperto. Col progetto Cosv si stima di riuscire a trattare circa il 60% dei rifiuti urbani, con costi più contenuti e con la produzione, nel contempo, di compost. Quest’ultimo inoltre può essere rivenduto per scopi agricoli, andando ad alimentare un ciclo ecologico e virtuoso di cui una nazione così martoriata come il Libano necessita assolutamente.

(Gianluca Carta, 22/04/2010)

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Con mio grande stupore oggi ho appreso che il calcio non è lo sport più praticato al mondo. Sarà il basket, direte voi. O forse il tennis, o il nuoto o ancora l’hockey. Nossignori, niente di tutto ciò:  lo sport più diffuso è il golf, con i suoi sessanta milioni di praticanti nel mondo. Ma dove si cela la storia di rifiuti, in questo caso? Semplicemente dietro il simbolo di questo sport, ovvero la pallina da golf, la più venduta al mondo. Pallina, come forse già saprete, di plastica. E così, ogni anno, milioni e milioni di palline da golf vengono perdute, seminando tonnellate di plastica qua e là. A tal proposito lo scorso anno destò grande stupore la scoperta, da parte di una troupe americana che indagava sul mostro di Loch Ness, di un vero e proprio “arsenale” di palline di plastica adagiato sul fondale del lago. “All’inizio ce n’erano così tante che pensavamo fossero funghi di mare – racconta il capo della troupe – ma poi, quando abbiamo avvicinato la telecamera, siamo rimasto sorpresi nel vedere che di fatto erano palline da golf!”. Fortunatamente c’è chi non si è arreso a questo spreco e ha deciso di fare del recupero delle palline da golf la propria professione. È il caso di David Roston, fondatore della Lakeballs, azienda che si occupa del recupero delle palline da golf da fiumi e laghi di tutto il mondo. Fortunatamente non è l’unico aiuto che il mondo del golf dà all’ambiente, visto che ormai da qualche anno, come ci informa il blog www.ecostyle24.it, sono in commercio palline da golf biodegradabili, che a contatto con l’acqua si sciolgono in 24 ore rilasciando il contenuto interno, fatto completamente di cibo per pesci. Per ultimo vorrei segnalare questa splendida opera d’arte creata con vecchie mazze da golf: l’ennesima dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, di come la creatività ben si sposi con il riciclo.

(Gianluca Carta, 12/10/2010)

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Carnevale, si sa, porta con sé una miriade di scherzi, coriandoli, vestiti e, per la gioia dei più golosi, tonnellate e tonnellate di dolci. Ogni anno infatti zeppole, chiacchiere e castagnole soddisfano i palati più esigenti di grandi e bambini. Ma dove finisce l’olio utilizzato per cucinare simili delizie? Ahimè, la risposta è quasi scontata: nella maggior parte dei casi termina la sua vita gettato nei nostri scarichi, causando gravi danni ambientali. Dal blog www.greenme.it apprendiamo che “versato in uno specchio d’acqua, un solo litro d’olio è capace di formare una pellicola inquinante grande quanto un campo da calcio riducendone pericolosamente l’ossigenazione e rendendo non potabile un milione di litri d’acqua”. Se pensiamo che in Italia vengono immessi ogni anno 1.400.000.000 chili di olio ( www.facebook.com ) il quadro della situazione è abbastanza chiaro a tutti.

Oli esausti, li chiamano: questo perché si crede che abbiano esaurito il loro compito, che siano irrecuperabili. Forse pochi sanno che invece questi oli di scarto possono avere nuova vita ed essere riciclati. Come? Producendo biodiesel e glicerina. Il primo può essere usato come carburante, pulito per giunta, per le nostre autovetture mentre la glicerina può essere utilizzata per saponi, cosmetici e molti altri prodotti. Il biodiesel, come molti di voi sapranno, può essere generato anche a partire da mais e colza, aiutando sì l’ambiente da un lato ma ponendo anche problemi etici dall’altro (gli ettari di terreno sottratti allo scopo alimentare sono parecchi). E così, grazie al riciclo degli oli di frittura, anche quest’ultimo ostacolo è superato.

Ma a questo punto è doveroso chiedersi: cosa può fare un qualunque privato per riciclare l’olio della propria frittura di Carnevale e non solo? Dal sito www.terranauta.it possiamo apprendere consigli validi: raccogliere il proprio olio in bidoni da cinque litri e portarlo o in un ristorante o alla più vicina isola ecologica ( www.amicidelriciclo.it ), dove sarà raccolto e trattato grazie al CONOE (Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento oli e grassi vegetali e animali esausti). E se qualcuno di noi volesse divertirsi riciclando il proprio olio e producendo sapone non deve fare altro che dare un’occhiata sempre al sito www.terranauta.it. E ora mi raccomando, andate a preparare ottime zeppole e dolci di Carnevale. Gustatevele bene, fate tanti scherzi ma poi ricordatevi del vostro olio “finto esausto”. Può avere ancora tanta vita davanti a sé.

(Gianluca Carta, 16 febbraio 2010)

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